La Nuova Sardegna

le indagini

Nel mirino della magistratura i concorsi e le ingerenze politiche

di Luigi Soriga

SASSARI. I concorsi e le selezioni, per i sorsesi, sono pane quotidiano. È come se ci fosse una predisposizione naturale a superare test attitudinali, o a sfoderare brillanti curricula. Insomma, i...

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SASSARI. I concorsi e le selezioni, per i sorsesi, sono pane quotidiano. È come se ci fosse una predisposizione naturale a superare test attitudinali, o a sfoderare brillanti curricula. Insomma, i candidati della Romangia hanno tutta l’aria di essere sempre molto preparati. Altrimenti non si spiega l’altissima percentuale dei vincitori, all’interno della sanità, che hanno la residenza a Sorso.

Scorrere le graduatorie può essere sorprendente. Prendiamo ad esempio quella del 2013 che riguarda 21 posti per collaboratori professionali. I sorsesi abili e arruolati sono sette. Una bella percentuale per un paese che vanta un decimo degli abitanti rispetto a Sassari. Ma è illuminante anche vivisezionare le liste degli infermieri professionali, o degli operatori socio sanitari: il bacino di provenienza sorsese è sempre generoso.

Poi è interessante scansionare non solo l’area geografica di provenienza, ma anche focalizzare l’attenzione sui cognomi. Si scopriranno diverse parentele politiche che fanno capolino tra i vincitori di concorso, e il colore azzurro di appartenenza. È anche vero che può trattarsi di semplici coincidenze, perché nulla vieta ad un politico di avere un fratello o un cugino o un nipote capace e meritevole.

Per controllare la macchina della sanità, poi, ci sono delle stanze dei bottoni strategiche. Una di queste è senz’altro quella del settore concorsi. E poi ci sono anche i contratti e gli appalti. Se la politica piazza degli uomini di fiducia in questi centri di potere, allora non si muove foglia senza il suo imprimatur. Le assunzioni potrebbero essere in qualche modo filtrate, così come tutti i rapporti con i fornitori o le ditte che prestano servizi. Sotto la lente della Procura c’è l’affidamento in proroga alla cooperativa Elleuno, e gli incomprensibili ritardi nel bandire una serie di appalti.

Ma ora lo sguardo si è spostato anche sulle recenti selezioni del personale e sui concorsi. Ci sono diversi esposti e ricorsi da parte di candidati esclusi, o di medici a spasso da anni nell’hinterland che non riescono a ritornare a Sassari attraverso la procedura della mobilità, perché si vedono scavalcati da specializzati novelli, freschi vincitori di concorso.

E poi ci sono le intercettazioni telefoniche, che scoperchiano una gestione dei concorsi tutt’altro che limpida. Un passaggio dell’ordinanza del gip, che riguarda la selezione di nove medici nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale civile, mostra uno spaccato significativo. A parlare sono la responsabile del procedimento Katia Spanedda e il primario Franco Cudoni.

Il periodo è il 13 marzo 2015, e l’Asl aveva appena pubblicato la graduatoria dei vincitori. Tra questi, secondo gli inquirenti, c’erano i primi cinque blindati dallo stesso Cudoni, tra le quali, in quarta posizione si era piazzata Marcella Rassu, parente della Spanedda e da lei raccomandata e destinataria di un avviso di garanzia. L’accusa sostiene che la Spanedda e Cudoni fossero preoccupati che il responsabile del servizio Gianfranco Manca potesse mettere i bastoni tra le ruote andando a recuperare le vecchie graduatorie predisposte dall’Asl, all’interno delle quali magari rientrava personale in mobilità o altre figure che avevano maturato un diritto di precedenza.

Insomma, a detta del pm la Spanedda e Cudoni avevano timore che Manca potesse riesumare questi elenchi e li ritenesse validi e allora corrono i ripari: «Quindi lunedì questa cosa (la delibera), gliela devo far firmare per forza».

E tutto, a quanto pare è filato liscio, tanto è vero che nella conversazione di due giorni dopo il primario di Ortopedia è molto soddisfatto, prende il telefono e chiama Antonello Peru: «Comunque ti hanno riferito tutto, sì?», esordisce Cudoni. E l’altro: «Eh, ciao... (con risatina)». Ma il primario rincara la dose: «Tutto come da programma! Ciao, buon viaggio». E Peru, per nulla contento del finale di conversazione, prima di pigiare il tasto rosso del telefonino si lascia scappare uno stizzito: «... Minchia, cazz».

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