A caccia di nuraghi sul fondale del Cuga
In barca sul lago a “caccia di nuraghi”. Sommersi e nascosti dall'acqua. Qualcuno li aveva visti quarantuno anni fa, poi di nuovo spariti, quasi dimenticati. Ora, grazie ai passi da gigante della...
In barca sul lago a “caccia di
nuraghi”. Sommersi e nascosti dall'acqua. Qualcuno li aveva visti quarantuno anni fa, poi di nuovo spariti, quasi dimenticati. Ora, grazie ai passi da gigante della tecnologia, si prendono la loro brava rivincita: i
nuraghi Chessedu e Asturedu, adagiati sul fondo del lago di Cuga alle porte di Uri, riemergono grazie a un ecoscandaglio che restituisce in superficie immagini quasi tridimensionali grazie all'uso contemporaneo di onde ad altissima frequenza. È la ricerca archeologica promossa da Nurnet, la rete dei
nuraghi, in partnership con Garmin Marine. Decisiva un'apparecchiatura elettronica già usata dalla Marina Militare per cercare relitti sui fondali. Macchinario in grado di restituire immagini in maniera definita e dettagliata. Il resto l'hanno fatto le autorizzazioni e le collaborazioni. Ad esempio quelle dell'Enas che gestisce l'invaso e la Soprintendenza per i beni archeologici. Sotto quel lago c'è un tesoro: decine di
nuraghi. Ma quelli più preziosi sono quelli che, anche nei periodi di maggiore siccità, non si vedevano proprio più: il Chessedu e l'Asturedu. «L'intento della Fondazione - spiega il presidente di Nurnet Nicola Manca - è stato quello di verificare se la tecnologia utilizzata permettesse una mappatura minuziosa dei fondali e una riduzione dei costi nelle operazioni di prospezione affinché lo strumento potesse divenire d'aiuto agli addetti ai lavori archeologici».
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