Precari con la valigia, pressing sul Miur
Sta per scattare l’ora X: domani alle 14 si saprà se 4mila docenti potranno evitare di emigrare. Nuovi sit-in e flash mob
CAGLIARI. Sardegna chiama. Roma ascolta. Ma per ora non risponde: il pressing della Regione al Miur sulla proroga del termine di domanda delle assunzioni dei precari (scadenza domani alle 14) e sul riconoscimento della questione insularità per il trasferimento di maestri e prof lontano dall'isola non ha bloccato il countdown. E non ha eliminato l'incubo emigrazione che non fa dormire 4mila insegnanti coinvolti nella riforma della Buona Scuola.
Le posizioni. «Non abbiamo risposte definitive – ha detto l'assessore Claudia Firino agli insegnanti che dalle 11 di ieri mattina aspettavano notizie dalla capitale- ma continueremo a porre le questioni che ci interessano. Non ci è stato detto di no. Continueremo con le nostre pressioni».
Nuove mobilitazioni. Anche i docenti proseguiranno la battaglia. Cambiando strategia: già da oggi possibili blitz o flash mob lontano dai palazzi "assediati" negli ultimi tre giorni. A livello istituzionale una lunga giornata di lavoro e trattative con il presidente Francesco Pigliaru, con l'Ufficio scolastico regionale e con Roma. «Ho parlato più volte - ha spiegato Firino - con il capo di gabinetto di Stefania Giannini: un colloquio molto franco. Insisteremo cercando di parlare direttamente col ministro».
Le richieste. Sul versante "interno" prospettive interessanti: «Allo stato attuale - ha detto Firino- stiamo approfondendo assieme all'Usr possibili azioni concrete al fine di evitare, per l'immediato, proroga o non proroga, gli spostamenti obbligatori». Molti hanno chiesto - c'era di mezzo una petizione con 5.000 firme raccolte su iniziativa del comitato promosso dal deputato di Unidos Mauro Pili - l'impugnazione della Buona Scuola. «Non è una prioritá - ha detto il capo di gabinetto della presidenza, Filippo Spanu - ci interessa di più risolvere subito le emergenze».
Svenimenti improvvisi. Fuori dal palazzo, musi lunghi. Una partecipante al sit-in si è sentita male: insegnante in pensione arrivata a sostenere i colleghi nella lotta, ha avuto un mancamento, è dovuta andar via in ambulanza. Molte polemiche per la lunga attesa: «Ci aspettavamo - ha detto Luisella Siotto, comitato di Nuoro "No 107", insegnante delle primarie - una più apertura e comprensione. Soprattutto da Pigliaru, anche in qualità di professore».
L’appello. Per il governatore un simbolico omaggio (ancora non ritirato): un trolley. Unito a una lettera firmata dal comitato "Valigie del 10 agosto". Il riassunto: «Caro presidente, abbiamo una valigia pronta anche per lei. Gliela regaliamo. Per accompagnare nella nuova sede di lavoro lontano dall'isola il primo docente sardo assunto- e costretto a emigrare- dalla Buona scuola».
Incinta. Tra le insegnanti, una prof in attesa di un bambino. Barbara Cardinali, cagliaritana, 40 anni, nonostante il pancione, è rimasta lì sino a fine sit-in. Coccolatissima dai colleghi. «Voglio scegliere dove insegnare - spiega- e voglio rimanere in Sardegna. La domanda? Si faccia o non si faccia è comunque un salto nel buio. Il paradosso è che più è alto il proprio punteggio, più aumentano le possibilità di andar via».
Le prospettive. Quasi un simbolo della protesta: presente e futuro che scelgono la Sardegna. Un gruppo di docenti ha portato la rivolta in strada: prima sistemandosi lungo la linea di mezzeria di viale Trento con uno striscione "Scuola sarda, docenti sardi". Poi bloccando per qualche manciata di minuti il traffico.
Il parlamentare. Polemico il deputato di Unidos al termine della manifestazione: «Perché l’impugnazione non è una priorità? - ha domandato Mauro Pili - Perché non si vuole disturbare Roma. Da quidiscutono non col ministro, ma col capo di gabinetto». La battaglia non è ancora finita.
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