Petizione di Pili a Mattarella
«Presidente, almeno lei fermi la deportazione di tante famiglie»
CAGLIARI. Il deputato di Unidos-Misto Mauro Pili chiede l’intervento di Sergio Mattarella per evitare la «deportazione» dei docenti sardi. Il parlamentare parla di «madri strappate ai propri figli» a causa «dell’arbitrio dello Stato». E accusa il governo di far fatto «una riforma scriteriata», che impone alla Sardegna «una vera e propria emigrazione di massa senza precedenti». L’esponente di Unidos allega quindi alla lettera-appello al capo dello Stato «le firme di 5.000 esponenti del mondo della scuola sarda che hanno sottoscritto la petizione» per rimarcare come il provvedimento lede la Costituzione e in modo che possa intervenire nei confronti del presidente del Consiglio «perché nelle prossime ore venga concessa una deroga nei termini al fine di favorire una positiva, razionale e dignitosa soluzione».
Pili era presente anche alla manifestazione organizzata ieri mattina dai docenti precari e dai loro sostenitori all’aeroporto di Elmas. Ed è stato così in serata, dopo il flash mob nello scalo, che il parlamentare ha voluto alzare il tiro con la missiva rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Pili descrive la scelta del Governo come «la più grande deportazione di massa di donne e uomini sardi degli ultimi 60 anni verso il continente». Un problema anche sociale. E punta con le sue iniziative a un intervento per arrivare, attraverso un'impugnazione della Buona scuola da parte della Regione, al pronunciamento della Corte costituzionale.
Un invito indiretto rivolto anche al premier, Matteo Renzi. Con una sollecitazione per Mattarella. «Agisca, presidente – scrive Pili al capo dello Stato – Dia un segnale forte e chiaro, urgente e decisivo, a questi nostri docenti sardi, donne e uomini di tempra, però, duramente provati da una legge dello Stato che impone loro di scegliere tra la propria terra, la propria famiglia e una deportazione di massa grave e inaudita». (s.a.)
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