La Nuova Sardegna

Barricate all’inizio delle lezioni

Barricate all’inizio delle lezioni

Insegnanti e studenti contro la riforma: da settembre via a blocchi e scioperi

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Non ci arrendiamo». Si preparano a nuove battaglie in Sardegna i movimenti della scuola. E minacciano di non far suonare la prima campanella il 14 settembre: diserzione di massa con blocchi a inizio lezioni. Al centro di tutto c'è la riforma Giannini-Renzi. Nonostante il via libera in parlamento, tantissimi prof, sindacalisti e rappresentanti degli studenti annunciano che proseguiranno la lotta. I riassetti previsti non piacciono a nessuno. O quasi: tra le poche eccezioni, i presidi.

Così oggi sono in parecchi a sostenere che i riflessi si riveleranno particolarmente negativi per l’isola, come in parte sta già succedendo. «Né vale usare le regolarizzazioni della posizione di molti precari per far digerire un boccone amaro», ripete chi in teoria dovrebbe essere avvantaggiato dalle assunzioni. In teoria, perché nella pratica persino tanti vincitori sardi del famoso concorsone nazionale non otterranno una cattedra nell'isola.

Critici - al di là dei sit-in e dei cortei di questi ultimi giorni - i confederali. Così come del resto gli autonomi, i coordinamenti e i comitati spontanei di precari.

Attacca da Sassari Graziano Caputa, professore di Lettere all'Alberghiero: «L’emigrazione forzata è inaccettabile. Colpisce due volte le colleghe, in più di un caso costrette a sacrificare la professione per non penalizzare la famiglia. Così, dopo tanti sacrifici, s’impedisce ai precari di cogliere i frutti del loro lavoro. Tanti hanno investito gli anni migliori, soldi e impegno per la formazione. E adesso si ritrovano con questi risultati».

Gli stessi ragazzi sono pronti a scendere di nuovo in piazza. E a mobilitarsi al fianco dei prof finché la nuova legge non verrà cambiata in maniera radicale. Spiega Alberto Irone, portavoce della Rete studenti medi: «Non permetteremo che la scuola pubblica venga smantellata pezzo dopo pezzo. Perciò il primo giorno di lezioni sarà solo la data iniziale di un autunno denso d'iniziative. Gli studenti respingono una didattica aziendale, anti-democratica, privatizzata, escludente: non ci fermeremo finché la scuola non sarà buona per davvero».

In queste ultime ore, comunque, parecchi docenti sardi non perdono il senso dell’umorismo. Ironizzano sullo «straordinario piano di assunzioni» annunciato da Renzi. E sottolineano come le preferenze sulle 100 province selezionabili nella domanda di ciascuno siano state condizionate persino dal quadro dei collegamenti e dei trasporti: «A volte un vero salto nel buio», rimarcano. Insomma, uno dei tasti dolenti resta sempre quello dei precari.

Aggiunge da Sassari Paola Bazzoni, insegnante di sostegno, una vita fatta di continui trasferimenti anno dopo anno: «Mi sembra tutte le volte di essere in dirittura d’arrivo per una cattedra di ruolo. Ma poi c’è sempre qualcosa che mi butta giù».

Da settembre, a ogni modo, via alle barricate per impedire l'applicazione della riforma. Lotta sostenuta dai Cobas, in Sardegna coordinati da Nicola Giua: «La battaglia s'intensificherà. La Cattiva Scuola dovrà affrontare uno scontro permanente fin dalla prima riunione dei collegi docenti e dei consigli d’istituto. I professori non accetteranno mai di perdere la libertà d’insegnamento e di essere assunti e licenziati da un preside-padrone». «In ogni caso non ci saranno referendum o altri strumenti giuridici che ci salveranno, se da settembre il boicottaggio e la non applicazione della legge non saranno ampiamente maggioritari in migliaia di scuole», è la conclusione di chi in fondo sa molto bene di poter contare soltanto sulle proprie forze. (pgp)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative