Candelieri, una discesa super con diluvio
A Sassari tantissimi i turisti italiani e stranieri incantati dalla magia del rito. La Festha Manna ha confermato la sua tradizione di grande partecipazione che non viene fermata neanche da un inatteso acquazzone
SASSARI. Nessuno ricordava una Faradda bagnata. Una circostanza che sicuramente resterà negli annali della Festha Manna. Della festa dei sassaresi in onore della Vergine Assunta che nel 1544 aveva fatto cessare le pestilenza che aveva decimato la popolazione. Una festa importante per la città, che mette in risalto le tradizioni di quello che una volta era il cuore pulsante della città, il centro storico o la Città Murata.
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Alla vigilia della Faradda un po’ tutti temevano le polemiche per l’ormai famigerata tartaruga o per la possibile e potenziale bordata di fischi (poi diventata realtà) che ha accompagnato la discesa della municipalità. Nessuno invece, se non qualche previdente ambulante extracomunitario munito di regolamentari ombrelli d’ordinanza, si immaginava l’arrivo della pioggia. Eppure anche la Faradda di quest’anno sembrava partita col piede giusto.
Il video di tutta la discesa dei Candelieri
Padre Paolo Atzei. La chiesa del Rosario ha ospitato l’ormai tradizionale benedizione di gremianti e portatori da parte dell’arcivescovo di Sassari Padre Paolo Atzei. «È importante ricordare da dove partiamo, dal voto alla Madonna che secondo gli storici risale al 1544 quando la Vergine Assunta fece cessare la pestilenza – ha detto padre Paolo, forse alla sua ultima Faradda in veste di arcivescovo –. Un voto che è anche un concentrato di fede Mariana e cristiana. Me lo avete insegnato voi in questi anni, in una festa che è l’incontro fra i valori cristiani e i valori laici».
A quel punto la festa sembrava ripercorrere il solito copione. Tanta gente in piazza Castello per assistere alla prima “alzata” dei Candelieri, tanti gremianti, ma anche tanti forestieri.
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Turisti. Numerosi anzi numerosissimi. La solita presenza di spagnoli, tedeschi, diverse capigliature che indicavano provenienze nordiche, numerose anche le parlate slave. Ma soprattutto tanti francesi. Grazie ai salari più robusti di quelli italiani, ma negli ultimi mesi i francesi hanno abbandonato una delle loro mete preferite, la Tunisia. Ovviamente i turisti nostrani erano i più numerosi, con qualcuno di loro aveva anche “studiato” la storia del Candelieri e la spiegava ai compagni di viaggio. Un caleiodoscopio di accenti, parlate e lingue che conferma la bontà della scelta dell’Unesco che ha voluto assegnare alle città della Macchine a Spalla (e quindi anche a Sassari) il riconoscimento di Valore Immateriale dell’Umanità.
Alpini. Una ventina le Penne Nere di Sardegna che hanno voluto partecipare al servizio d’ordine per la festa dei Candelieri. Appartenenti al Reparto di Sassari dell’Associazione Nazionale Alpini Sardegna, reparto rafforzato da altre Penne Nere provenienti da Cagliari, Oristano e Cuglieri. E tra i “sassaresi” un alpino dal marcato accento veneto. «Abito a Porto Torres, ma – ha spiegato – quando un Alpino chiamo, l’Alpino risponde». Terza presenza delle Penne Nere alla Faradda che con il loro copricapo e la pettorina ad alta visibilità non sono passati inosservati. Con loro, oltre alle forze dell’ordine e la polizia locale, i barracelli, le squadre del 118 distribuite lungo il percorso della Faradda e la Protezione Civile con due autobotti per la distribuzione dell’acqua potabile in previsione del caldo.
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Tartaruga. «E gosa v’entra lu tusthoinu cun la Faradda? (E cosa c’entra la tartaruga con i Candelieri)». L’espressione del ragazzo che partecipava al “summit” davanti al Turritania era decisamente più colorita e forse racchiudeva il pensiero di molti sassaresi che non hanno gradito la gigantesca tartaruga rappresentata sulla facciata del monumento che si affaccia su piazza Sant’Antonio. Postha Sant’Antoni, porta Sant’Antonio, è uno dei luoghi simbolo della Faradda, il punto della processione nel quale il popolo emetteva la sentenza nei confronti degli amministratori. Per molti, quella tartaruga, è quasi un sacrilegio. Ovviamente i giudizi erano differenti e contrastanti. Stranamente i più tolleranti sono apparsi i meno giovani. I ragazzi (a parte una sparuta minoranza) hanno bocciato o non hanno gradito quell’installazione. Alla fine, la tartaruga è stata promossa, ma con uno striminzito “6 +” che non può rendere orgogliosi i genitori dell’opera.
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Il temporale. Le prime gocce alle 20,23, quando il primo Candeliere, quello dei Fabbri, aveva appena superato la parte più ripida del Corso. Poche gocce che in tanti hanno accolto con un sorriso o con un sospiro di sollievo. I più previdenti hanno subito cercato riparo sotto il colonnato dell’Intergremio. E hanno avuto ragione loro. In pochi minuti si è scatenato un acquazzone non intensissimo, ma sufficiente a bloccare per qualche minuto la processione, anche perché quasi tutti i ceri erano ancora nel tratto più pericoloso del Corso. Il classico acquazzone estivo durato una decina di minuti, che ha costretto Gremianti e portatori a cercare riparo, e migliaia di spettatori a fare altrettanto. Sotto le pensiline, sotto i tendoni delle bancarelle, dentro i bar, sotto gli alberi di corso Vico e piazza Santa Maria. Una volta scaricate l’acqua, la nuvolaglia si è allontanata senza fare altri danni e la processione dei dieci ceri ha potuto riprendere la marcia cadenzata dai tamburini. Alla fine anche l’acquazzone non ha creato eccessivi problemi se si esclude qualche scivolata dei portatori ma senza conseguenze. E ancora una volta, come fa da secoli, Sassari ha potuto sciogliere il voto della Madonna dell’Assunta.
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