La Nuova Sardegna

Dopo 2 giorni di lotta liberato lo speleologo

di Pier Luigi Piredda
Dopo 2 giorni di lotta liberato lo speleologo

Nella notte i vigili del fuoco riescono a riportare in superficie il 49enne nuorese Imbragato su una speciale barella è stato poi trasportato fuori dalla grotta

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SINISCOLA. L’incubo è finito alle 4,25, quando la barella è emersa dalle viscere della terra. Boboreddu Manca, 49 anni, esperto speleologo di Nuoro, era imbragato, anzi avvolto con teli impermeabili, dentro la speciale barella di plastica portata a braccia dagli specialisti del Soccorso alpino per alcune centinaia di metri sottoterra, prima di essere agganciata alla teleferica predisposta con estrema cura dai vigili del fuoco del Saf (servizio speleo alpino fluviale) nell’ultima parte della grotta e fino all’imboccatura. In testa aveva uno speciale casco bianco, per evitare di respirare la polvere mentre veniva trasportato negli impervi cunicoli. Immobile, gli occhi chiusi, molto provato dopo la grande paura. Dopo 32 ore e 25 minuti trascorsi all’interno della grotta di “Sa conca ’e locoli”, in una montagna della catena del Montalbo.

Poi, dall’imboccatura della grotta fino al campo base un’altra mezzora di cammino, con decine di speleologi che hanno portato a spalla l’amico in barella facendo un’incredibile catena umana, alternandosi nel caricarlo muovendosi con eccezionale abilità tra gli enormi massi dell’impervia discesa. Alle 5 in punto, la barella è arrivata nel pianoro incastonato ai piedi della montagna, dove era stato allestito il campo base. Boboreddu è stato inghiottito all’interno della tenda-ambulanza per più approfonditi controlli medici e stabilizzarlo prima di adagiarlo sulla barella dell’autoambulanza medicalizzata del 118 di Siniscola. Mezzora dopo, lo speleologo è stato trasferito in ospedale a Nuoro. Dove ha trascorso la giornata a fare analisi ed è stato dimesso nel primo pomeriggio. Nessuna frattura, ma soltanto forti contusioni alla gamba e al braccio destri colpiti dal masso staccatosi all’improvviso dalla parete nel cunicolo di una nuova via della grotta, denominata “Sa bufala”, che Boboreddu Manca e quattro amici del gruppo Speleoclub di Nuoro stavano esplorando mercoledì notte alla ricerca di collegamenti con un’altra grotta poco distante sempre all’interno della catena del Montalbo.

L'incubo era cominciato mercoledì intorno alle 21 quando era scattato l'allarme per un'emergenza nella grotta di "Sa conca 'e locoli". I due speleologi nuoresi che erano usciti dal cunicolo per chiedere aiuto, gli altri due erano rimasti insieme al ferito, avevano allertato il Soccorso alpino. In meno di un'ora l'apparato dei soccorsi si era messo in moto e nel pianoro alla base della grotta, in fondo a una gala in cui non passava un filo d’aria, era stato allestito un campo base attrezzato. Immediatamente, nella grotta sono entrati i primi soccorritori con un medico che, dopo aver constatato le condizioni di Boboreddu e aver stabilito che non poteva muoversi autonomamente, è rimasto per tutte le 36 ore successive con lo speleologo ferito.

Fuori, un centinaio di speleologi e rocciatori arrivati da tutta la Sardegna si sono alternati per portare conforto a Boboreddu e lavorare nel cunicolo per aprire la strada in maniera tale che potesse passare la barella. Ma dopo una notte intera e mezza mattina di duro ma infruttuoso lavoro sottoterra, i responsabili del Soccorso alpino hanno deciso di chiedere l'autorizzazione per utilizzare microcariche di esplosivo, necessarie per far "saltare" gli speroni di roccia che avrebbero impedito il passaggio dei soccorritori con la barella in spalle. A "Sa conca 'e locoli" sono stati fatti arrivare dal nord Italia, con un volo speciale dell'aeronautica militare, cinque esperti soccorritori in grotta abilitati all'utilizzo dell'esplosivo. E sono arrivati anche gli esperti vigili del fuoco del Saf che fino a quel momento mon erano stati inspiegabilmente allertati dell'emergenza in grotta. Tra l'altro, in una cavità che gli specailisti del Comando provinciale di Nuoro conoscono alla perfezione per averci fatto numerose esercitazioni.

Gli specialisti del Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) sono entrati in grotta intorno alle 19 con gli speleologi nuoresi. Hanno raggiunto il punto in cui Boboreddu Manca era in attesa dei soccorsi, nel cunicolo a circa 600 metri dall’ingresso. E hanno cominciato le operazioni di recupero dopo averlo imbragato nella barella. La prima microcarica è stata fatta esplodere alle 20, permettendo il superamento del primo “tappo” di roccia e scatenando i primi tiepidi entusiasmi nel campo base. Poi altre microcariche sono state fatte esplodere lungo l’impervio percorso. Sono state necessarie oltre 8 ore per percorrere poco meno di 600 metri, superando anche alcuni laghetti, prima di rivedere la luce. Delle stelle.

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