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LA STORIA

Il docente precario: «Resterò qui come supplente»

di Pier Giorgio Pinna
Il docente precario: «Resterò qui come supplente»

SASSARI. La sua è una storia di ordinaria angoscia. Ha avuto la vita devastata da un sogno: lasciarsi alle spalle il precariato, diventare docente di ruolo, poter contare sulla certezza di un lavoro...

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SASSARI. La sua è una storia di ordinaria angoscia. Ha avuto la vita devastata da un sogno: lasciarsi alle spalle il precariato, diventare docente di ruolo, poter contare sulla certezza di un lavoro stabile. «Ma adesso, a 49 anni, quando questa prospettiva sembrava vicina, non me la sono sentita di presentare la domanda, per dover poi emigrare chissà dove, magari a Lecce o più lontano ancora», dice tutto d’un fiato Luigi Fraddi, docente sassarese di Fotografia e professione grafica. «Continuerò a fare supplenze a “spezzoni” in Sardegna, finché sarà possibile, come ho fatto dal 1988 a oggi», spiega.

Non poteva presentare la domanda e valutare poi?

«Sarebbe stato inutile. Non posso sostenere altre spese con uno stipendio molto più basso della media europea. Finora ne ho fatti tanti. Ho insegnato ad Alghero, a Tempio e per 9 anni di seguito a Olbia viaggiando ogni giorno da Sassari. In quel periodo non percorrevo meno di 4mila km al mese».

Che cos’altro non funziona nei piani del governo?

«La regolarizzazione dei precari non ha niente a che vedere con la riforma. È stata imposta a Roma dall’Europa che ha ritenuto discriminatorio il nostro trattamento. E invece che cosa hanno fatto Renzi e Giannini? Si sono affrettati a trovare un modo per aggirare la sentenza della Ue creando ingiustizie sostanziali».

Ma perché lei, professor Fraddi, non può avere un posto stabile nell’isola dopo tanti anni?

«Insegno negli istituti d’arte. Sono in testa alla graduatoria nazionale: primo, addirittura. Ma per me non ci sono chance perché in Sardegna le cattedre per il mio tipo di discipline, definite atipiche, sono state ridotte: anche con l’espediente di aumentare il numero degli studenti per classe».

Non aveva proprio altra scelta?

«I responsabili di questa situazione obbligano la gente a lasciare la famiglia e i figli. Come si fa alla mia età? A ogni modo, lo ripeto, non potrei neppure sostenere più altri sacrifici per viaggi, affitti, vitto. Sono aspetti che in generale sottovalutati da tutti».

Perché secondo lei?

«In giro si conosce poco il lavoro di un precario della scuola. Non si sa per esempio che a fine anno scolastico veniamo licenziati e che non siamo pagati per luglio e agosto. Niente scatti di anzianità, niente continuità didattica. In questo modo, oltre agli stipendi, perdiamo un anno ogni sei ai fini dei contributi necessari per la pensione».

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