Immagini d’Ogliastra Un sogno in frantumi
“Fioridicarta”, la mostra fotografica di Pietro Basoccu
SALVATORE LIGIOS. Nello scrivere queste note mi sono affidato alle tante suggestioni sollecitate dagli scatti in bianconero di Pietro Basoccu, seguendo le inclinazioni letterarie, i richiami alle esperienze fotografiche del passato, il gusto estetico che mi appartiene, la tensione etica dichiarata nella scelta del progetto narrativo.
La prima, come visione superficiale. Pietro Basoccu affida alla scrittura fotografica un bianconero cupo, senza spiragli, con l'aria irrespirabile e le visioni drammatiche di macerie industriali, accompagnate da tracce umane presenti nei frammenti di oggetti abbandonati nei luoghi di lavoro, pezzi di esperienze di un tempo ormai perduto. I fiori di carta sono la trama delle due tragedie narrate.
È forte la comunanza con le atmosfere costruite dal mio autore preferito: «Dai sogni a occhi aperti che faceva lungo la strada non c'era modo di risvegliarsi. Continuava ad andare avanti. Di lei ricordava tutto tranne il profumo… Fermate quest'immagine. E adesso fate venire giù tutto il buio e tutto il freddo del mondo e andate all'inferno" Cormac McCarthy, “The road”, 2006). In questo modo, con parole scarne e pacate, il fabbricante di parole McCarthy conduce il lettore nel paesaggio post-apocalittico della periferia americana. Il dramma messo in scena e gli interrogativi però sono universali: come può accadere che l'uomo distrugga il luogo dove abita? Perché distrugge se stesso? Riuscirà mai a superare gli ostacoli che per sua stessa colpa si trova davanti? Scrittore e fotografo mettono al centro della narrazione il binomio inscindibile che lega l'uomo al territorio dove è nato e abita. Scelto il punctum tutto il resto segue le regole subordinate.
La seconda, un racconto fotografico. I lavori di Basoccu rimandano ad alcune campagne fotografiche sulle fabbriche del grande fotografo della rivista americana "Life", W. Eugene Smith. Da Smith e da tanti altri grandi autori del periodo Basoccu sembra abbia preso una lezione importante. Il racconto fotografico non deve mai essere fine a se stesso, non si deve limitare a fissare una «bella» fotografia, di quelle cioè che rispondono solo ai canoni imperanti della bellezza, ma deve assolvere il suo ruolo con disciplina per realizzare un documento che salvaguardi il fatto di cronaca ma allo stesso tempo contenere le emozioni che l'autore ha vissuto in prima persona. In questo modo lo scatto non è solo una riproposizione anonima di quanto è presente nella scena ma una precisa narrazione che attraverso la scelta delle inquadrature, i tagli ben calibrati, la valutazione delle luci, l'uso ridotto della scala del grigio, orienta lo sguardo dello spettatore verso un campo di forze estetiche che esaltano la conflittualità e fanno emergere tutti gli elementi della tragedia in atto. La lezione di Smith è richiamata anche dall'uso attento della didascalia che accompagna le foto. Note e rimandi di scampoli di vita vissuta, frammenti di dialogo ascoltati per radio o uditi alla tv, tracce provenienti dal mondo della carta stampata e dai dibattiti pubblici. Elementi linguistici necessari per ancorare con forza la visione retinica a un pensiero razionale complesso.
La terza, lo sguardo della visione etica. Il progetto sulla Cartiera di Arbatax e sull’azienda Barbagia Flores si inscrive in un filone ben preciso della fotografia. Qui si ricordano alcune esperienze del panorama italiano, utili a capire come la complessità della fotografia non termina con gli aspetti squisitamente legati al mezzo ma è capace di interagire con altre discipline, siano esse delle arti visive o della filosofia, della politica o della teologia. La lettura del paesaggio e del territorio necessita di uno sguardo consapevole. Non esiste progettualità senza l'appartenenza ad una scuola di pensiero e di pratica che muove l’azione del fotografo. Questa idealità diventa la caratteristica dello sguardo e della visione.
In Guido Guidi, per esempio, diventa ricerca politica e le tematiche che privilegia sono legate alle azioni quotidiane dell'uomo, all'osservazione dello sviluppo del paesaggio urbano, alle criticità del cambiamento del territorio, alle conflittualità ambientali. In Giovanni Chiaramonte, altro autore, la visione segue un ideale religioso e le immagini che realizza partono sempre dall'attenzione rivolta all'equilibrio dello spazio abitato, alla forza delle luce che guida l'azione degli uomini nel costruire una società a dimensione ideale.
Le immagini di Pietro Basoccu sollecitano queste riflessioni e vanno lette tenendo presente le numerose tracce disseminate lungo il percorso. La contemplazione estetica è la prima che si incontra ma anche quella che si esaurisce in fretta. Rimangono gli stimoli sull'azione che ogni spettatore coinvolto è chiamato a dare attraverso la riflessione, lo scambio e l'impegno personale.
©SOTER EDITRICE 2016
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