La Nuova Sardegna

Poesia e poeti autocertificati nell’epoca del populismo

di MASSIMO ONOFRI

MASSIMO ONOFRI. “Perché tu mi dici: poeta?/Io non sono un poeta./Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”. Così Sergio Corazzini, morto precocemente di tisi, inaugurava il secolo scorso....

2 MINUTI DI LETTURA





MASSIMO ONOFRI. “Perché tu mi dici: poeta?/Io non sono un poeta./Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”. Così Sergio Corazzini, morto precocemente di tisi, inaugurava il secolo scorso.

Oggi che la poesia, azzerando ogni continuità con la sua nobile tradizione, s’è fatta analfabeta e di massa, la situazione s’è rovesciata, e quel lontano e arreso lamento s’è trasformato in un grido, che corre sul web minaccioso e intimidatorio: come ti permetti a dire che non sono un poeta? Io sono un poeta, soltanto per il fatto che lo dico: e nessuno che si prenda la briga, non dico di leggere i versi dei grandi maestri del passato, ma di consentire almeno agli altri di provare a discutere, prima ancora che sulla qualità di ciò che gli si sta proponendo di leggere, sulla sua presunta natura poetica.

La faccenda appare tanto più imbarazzante e ridicola, quanto più, a tale frenetica e arrogante volontà d’espressione, coattiva come la più prepotente colite, non corrisponda la presenza d’alcun vero lettore, di quelli che amano la lettura e basta, considerato che questi presunti poeti non si leggono nemmeno tra di loro. E’ un paradosso della poesia al tempo del populismo: la creazione di elette caste cui però ci si può iscrivere tutti, con la sola autocertificazione. Paradosso tanto più incredibile, quanto più il discredito sociale che grava sulla poesia, anche quella vera, è diventato assoluto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative