Calendario di caccia, ricorso a Bruxelles
CAGLIARI. Il calendario venatorio sardo 2015-2016 finisce davanti alle istituzioni europee e alla magistratura. Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'abolizione della caccia e...
CAGLIARI. Il calendario venatorio sardo 2015-2016 finisce davanti alle istituzioni europee e alla magistratura. Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'abolizione della caccia e Gruppo d'intervento giuridico onlus hanno inoltrato un ricorso in sede comunitaria (Commissione europea e Commissione petizioni del Parlamento europeo). Contestano il calendario 2015-2016 promulgato con decreto assessoriale del 5 agosto perché «formulato in assenza di vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale (Vinca)». Gli ecologisti, nel frattempo, hanno chiesto «l'adozione di provvedimenti di revoca/annullamento del calendario illegittimo». «Portato a conoscenza della Procura di Cagliari per gli eventuali aspetti di competenza», riferiscono. Nel 2014 la direzione generale per l’ambiente» della Commissione europea aveva aperto la procedura di indagine Eu Pilot «diretta ad accertare» se esistesse in Italia «una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat». Fra i casi oggetto d’indagine – spiegano adesso le associazioni ecologiste in un comunicato – i calendario venatori sardi del 2012-2013 e 2013-2014, in assenza di procedura di Vinca». «Ora, ricordano poi, «il rischio è l’apertura di una procedura giudiziaria per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora e, in conseguenza di eventuale sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia europea, di una pesante sanzione pecuniaria a carico dell’Italia e, per essa, alle amministrazioni pubbliche che hanno causato le violazioni». Delle 92 procedure di infrazione aperte contro l’Italia dalla Commissione europea, 18 riguardano materie ambientali. Gli ecologisti rammentano quindi che le sanzioni possono superare raggiungere i 10 milioni di euro mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.
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