La Nuova Sardegna

L’isola si scopre risparmiosa: prima per la spending review

di Luca Rojch
L’isola si scopre risparmiosa: prima per la spending review

La Regione in vetta per le riduzioni della spesa corrente. In un anno uscite abbattute dell’8 per cento L’assessore Paci: sulla giusta strada. Il 22% del bilancio 2015 lo abbiamo destinato agli investimenti

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SASSARI. Il carrozzone è diventato un’utilitaria spartana e sprintosa. La Sardegna scopre di avere un cuore da ragioniere. L’isola con un passato da cicala è tra i secchioni della spending review. Tra quelli che ha applicato con più rigore, e profitto i tagli alla spesa corrente. In altre parole ha ridotto in modo drastico le spese per far girare la macchina: stipendi, affitti, enti. Tra questi sprechi di distrazione o di cattiva gestione.

Gettate via le vesti della festosa gestione, della matematica creativa dei bilanci colabrodo negli uffici della Regione si sono messi a fare le formichine. Con la flessibilità di un feldmaresciallo della wehrmacht i contabili di viale Trento hanno iniziato a fare risparmi. Forbici e lacrime, per tagliare tutto quello che si poteva.

Risultato drogato. In realtà il risultato da primo della classe è un po’ drogato. Il motivo lo spiega l’assessore regionale al Bilancio Raffaele Paci. «I numeri sono positivi – spiega – segno che sia la precedente giunta che noi abbiamo lavorato nella direzione di un taglio della spesa. Ma in realtà il tetto era limitato da un Patto di stabilità iniquo. La stessa Corte costituzionale ha riconosciuto che era troppo pesante. Il motivo è semplice. In quegli anni erano aumentate le entrate della Regione grazie all’accordo tra Soru e Prodi. Ma la capacità di spesa non era stata adeguata. Il patto è stato tarato su entrate minori e questo ha comportato una difficoltà maggiore per rimanere all’interno del tetto di pareggio dei conti».

Gli investimenti. Ma la Regione non si limita all’uso dell’acetta. La giunta Pigliaru nel bilancio del 2015 ha destinato il 22 per cento delle spese in investimenti. «Una netta inversione di tendenza rispetto al passato – afferma l’assessore –. I soldi non li usiamo per la macchina, li destiniamo agli investimenti. In un circuito virtuoso che mette insieme risparmi e risorse».

I risultati. La dieta contabile, un po’ spontanea un po’ forzata, ha portato a risultati forse insperati. Secondo i dati, elaborati dal Centro Studi Impresa Lavoro sulla base dei numeri della Corte dei Conti, la Sardegna è tra le regioni virtuose. Tra quelle che hanno più tagliato la spesa corrente. Per essere precisi la riduzione è stata quasi del 6 per cento nel periodo che va dal 2011 al 2014.

I dati. Nel 2011 la spesa corrente della Regione sfiorava i 6 miliardi di euro, 5.957.553 per gli amanti dei decimali. Nel 2014 era scesa a poco più di 5 miliardi e mezzo, per la precisione 5.603.089. Un calo del 5,94% nel triennio. Ma l’azione riformatrice è stata ancora più efficace nell’ultimo anno, il taglio è stato dell’8,22%. Numeri che regalano all’isola il primo posto tra le Regioni a statuto speciale nella classifica della spending review. In quella generale è terza, superata solo da Lombardia, meno 11,6%, e Abruzzo, meno 6,33%. Un’azione che diventa ancora più virtuosa se paragonata a quello che hanno fatto le altre Regioni nello stesso periodo di tempo. Il Lazio ha incrementato la spesa del 33%, l’Emilia Romagna del 6,33%.

L’emozione della vetta. La Sardegna per una volta si permette di guardare tutti dall’alto. Ma è un primato doloroso. La diminuzione della spesa è legata a un’azione riformatrice, ma anche a sacrifici in una delle regioni più devastate dalla crisi economica. E che continua a pagare il gap dell’insularità che la stessa Regione ha valutato essere di oltre un miliardo all’anno.

Spesa pro capite. Lo studio ha messo in evidenza anche quanto la Regione spende all’anno per ogni sardo. Esattamente 3.367,96 euro. Non proprio spiccioli. Molto se paragonati alle Regioni a statuto ordinario. Ma il dato è drogato perché proprio lo status speciale obbliga la Regione ad accollarsi alcuni costi, come la sanità e il costo dei trasporti, che gli altri o non hanno o non sono conteggiati nei bilanci. Il record della spesa lo ha un’altra Regione a statuto speciale, la Valle d’Aosta con 8.995 euro. La più risparimosa è la Lombardia con 1.739 euro.

Il meccanismo. In realtà il meccanismo del patto di stabilità ha creato difficoltà. «Perché per non sforare il tetto di spesa sono aumentati negli anni i residui passivi –spiega Paci –, cioè le promesse di pagamento che non venivano onorate. Questo ha portato difficoltà a noi quando ci siamo insediati. Abbiamo dovuto affrontare questa montagna».

La sforbiciata. «Dal 2015 il vincolo del patto non ci sarà più –continua l’assessore –, ma abbiamo l’obbligo del pareggio di bilancio. Questo ci deve spingere a essere ancora più rigorosi. Dobbiamo ridurre le spese correnti e in particolare la maggior parte di quelle della pubblica amministrazione. Pensiamo alle partecipate, agli enti e alle agenzie che dovranno essere tagliati».

@LucaRojch

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