La Nuova Sardegna

“Se l’America è qua” Viaggio in Argentina tra suoni e immagini

di Fabio Canessa

SASSARI. Con la sua associazione ha fatto conoscere meglio al pubblico sassarese, e non solo, il suo paese d’origine: l’Argentina. Attraverso il cinema, le tante rassegne organizzate, ha portato un...

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SASSARI. Con la sua associazione ha fatto conoscere meglio al pubblico sassarese, e non solo, il suo paese d’origine: l’Argentina. Attraverso il cinema, le tante rassegne organizzate, ha portato un pezzo di America Latina nell’isola. Nato a Buenos Aires, ma ormai sardo d’adozione, Carlos Cardini continua nel suo lavoro di divulgazione del cinema sudamericano (e non soltanto, ovviamente). Con l’associazione Amerindia, all’interno del nuovo contenitore estivo Festejando Festival, ha regalato agli appassionati della settima arte un mese ricco di proiezioni all’aperto al centro di Sassari. Ai giardini pubblici. La rassegna si conclude oggi con uno spettacolo speciale: un progetto multimediale, presentato da Amerindia in collaborazione con Il Respiro dell’arte, che prevede la proiezione e sonorizzazione dal vivo di un video sull’America Latina realizzato diversi anni fa dallo stesso Carlos Cardini. Lo spettacolo (che conta anche un particolare allestimento curato da Guido Beltrami) vedrà impegnati alla chitarra a dieci corde Marcello Peghin, alla chitarra classica Daniela Barca, al flauto traverso Tony Chessa.

L’appuntamento è in programma, sempre ai giardini, alle 20.30. A seguire, come da programma, ci sarà la proiezione dell’ultimo film inserito nel cartellone della rassegna di questa estate: “Ritorno a L’Avana”, di Laurent Cantet, vincitore l’anno scorso delle Giornate degli autori alla Mostra del cinema di Venezia. La storia è ambientata nella principale città cubana. Su una terrazza, quando il sole sta cominciando a calare, cinque amici si riuniscono per festeggiare il ritorno nell’isola di uno di loro dopo sedici anni di esilio in Spagna. Il regista francese Cantet scolpisce sullo schermo un bellissimo film corale, scritto finemente, con una struttura perfetta anche per un adattamento teatrale. Unità di luogo, tutto all’aperto, su una terrazza, a parte una scena in cui i personaggi scendono per cenare all’interno. Definirlo un film teatrale sarebbe però sbagliato. Merito del regista che con un abile montaggio gestisce al meglio le inquadrature, i primi piani sui protagonisti, i loro gesti. E degli attori che offrono una gran prova collettiva di recitazione, credibile, sorreggendo una scrittura di gran classe, caratterizzando in profondità i personaggi. Dal tramonto all'alba ricordano la loro giovinezza, i momenti felici passati insieme, la speranza nel futuro. L’illusione di un tempo che fa da contrasto alla disillusione. E le loro paure. Diverse, ma in fondo tutte figlie della rivoluzione tradita. Un film capace di catturare con la forza delle parole l’attenzione dello spettatore che finisce per immaginarsi al fianco dei personaggi. Su quella terrazza, ad ascoltare le loro conversazioni.

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