Scano: rischiamo il fuori-controllo
L’Anci: «Contromisure subito da Roma e Bruxelles, tutte le Regioni si mobilitino»
SASSARI. «Così rischiamo che il fenomeno finisca fuori controllo». Piersandro Scano, da presidente regionale dell’Anci, ha una certezza: l’Europa, il governo italiano, la giunta sarda con tutte le altre Regioni si devono mobilitare da subito per varare contromisure efficaci.
Perché il problema si è fatto tanto urgente?
«Con gli ultimi sbarchi e con il flusso prevedibile per le prossime settimane, la questione migranti è entrata in una fase decisamente più grave e più drammatica».
Per quali ragioni?
«I numeri annunciati dal ministero dell'Interno stanno saltando. E la situazione minaccia così di diventare ingestibile per diversi Stati. Tra cui l'Italia, che è particolarmente esposta e giustamente impegnata dal punto di vista umanitario».
Le ricadute sulla Sardegna?
«Si collocano nel quadro italiano, nonostante i migranti e i profughi non vogliano né venire né tanto meno rimanere nella nostra isola. Anche la quota sarda difatti tende a crescere fortemente e a divenire ormai piuttosto rilevante».
Siete stati informati degli ultimi arrivi come Anci?
«Fin da domenica. Il vicedirettore Daniela Sitzia ha anche partecipato a una riunione di coordinamento regionale promossa dalla prefettura di Cagliari. Sul piano operativo va bene. Così come va bene l’azione meritoria delle forze dell’ordine e dei volontari di fronte alle emergenze».
Che cosa si dovrebbe fare, allora?
«L'accoglienza e la solidarietà verso essere umani disperati costituiscono un dovere fondamentale di civiltà. Ma bisogna questi flussi migratori devono essere governati e i problemi conseguenti affrontati con serietà».
A quali istituzioni si riferisce con esattezza?
«Mi chiedo che cosa aspetti Bruxelles a occuparsi di questi processi come sarebbe giusto facesse. È necessaria e urgente, anzi improcrastinabile, una strategia europea: per intervenire sulle cause dell'esodo, per il contenimento del flusso e per la selezione dell'ingresso, per le politiche di sviluppo nei Paesi di origine e per processi graduali e regolati di integrazione e di inclusione dei profughi nei diversi Stati europei».
Quale dovrebbe essere il ruolo di Roma?
«Il governo nazionale mi sembra inattivo. Soprattutto: scarsamente influente sulla scena internazionale. Ed un vero peccato, proprio adessiche si stanno aprendo spazi di negoziato perché grandi Paesi come Germania, Francia, Inghilterra iniziano finalmente a comprendere che la questione riguarda in maniera drammatica anche loro».
Che cosa vogliono invece i Comuni sul piano locale?
«Alla giunta sarda chiediamo di promuovere per i prossimi giorni, facendo squadra con le altre Regioni, una nuova conferenza unificata Stato-Regioni-Enti Locali, per indurre il governo italiano a fare il punto con le autonomie locali sull'intera questione. E a produrre così una più risoluta ed efficace azione a livello europeo».
In Sardegna ci sono maggiori possibilità d’accoglienza in certe zone piuttosto che in altre?
«In generale no. I centri urbani più grandi, almeno in teoria, dovrebbero offrire più opportunità. Ma non è sempre detto. Ci possono essere paesini dove magari qualche hotel in crisi avrebbe piacere di accogliere i migranti. mantenendo così il personale e tenendo aperto l’albergo».
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