«Una scommessa? No, un atto razionale»
Sassari, la coppia che ha pagato 60mila euro per farsi congelare respinge le critiche: «Non è fantascienza, ci sono garanzie»
SASSARI. L’ibernazione pura fantascienza? «Non direi – risponde Daniele Chirico agli scettici – D’altronde quando Charles Lindbergh il 20 maggio 1927 decollò da New York con il suo Spirit of St. Louis, deciso a sorvolare l’oceano atlantico a bordo di un monoplano monomotore, quante persone in cuor loro avrebbero creduto di poterlo rivedere vivo? Eppure, dopo oltre 33 ore di volo in solitaria sull’oceano, Charles Lindbergh di fronte all’incredulità del mondo intero fu rivisto svolazzare allegro e felice sui cieli di Parigi, fiero di aver realizzato quella che per allora era considerata un’impresa impossibile».
Daniele, infermiere romano, e sua moglie Rita Poddighe, fisioterapista sassarese, hanno stipulato un contratto di ibernazione con il Cryonics Institute del Michigan. Rita è la prima donna in Italia ad aver fatto questo tipo di scelta: conservare il proprio corpo a 196 gradi sotto zero. Sicura, come anche suo marito, che tra 100, 200 o 300 anni potrà risvegliarsi e vivere una seconda vita grazie ai progressi fatti dalla scienza.
Comprensibilmente la loro decisione – costata 30mila euro a testa – ha sollevato una marea di reazioni. Nel mondo scientifico e in quello religioso. E tra semplici cittadini: perché pagare una cifra così alta a un’organizzazione – nel loro caso quella che gestisce il Cryonics Institute – senza avere garanzie assolute su ciò che realmente accadrà tra 200 anni? «La garanzia – spiegano Rita e Daniele – sta nella trasparenza della gestione. Vengono fatte delle assemblee annuali per i soci, ce ne sarà una a settembre. I bilanci sono sotto gli occhi di tutti, i membri hanno codici e chiavi di accesso al sito. Perché è interesse di tutti che l’organizzazione vada avanti e funzioni». E quando le persone che materialmente si occupano oggi della gestione non ci saranno più? «Chi prenderà di volta in volta il loro posto, avrà tutto l’interesse a continuare su questa strada». Quella della ricerca, cioè, tenendo il passo con i progressi della scienza e della medicina. E se la morte dovesse arrivare in seguito a una fatalità come un incidente stradale o aereo? «In quel caso naturalmente sarà impossibile procedere». E i famosi 30mila euro saranno restituiti ai familiari? «No, restano all’organizzazione – spiegano – che li investirà sulla ricerca». Stessa cosa qualora, in seguito a un altro tipo di decesso, i tempi non dovessero permettere di cominciare subito il processo di raffreddamento.
I dubbi della medicina sono tanti. Al rianimatore Agostino Sussarellu, Chirico risponde: «Inaccettabile, a mio parere, è che la morte finalizzata al trapianto venga accertata con criteri “elettroencefalografici”. Da sempre è dichiarata “cerebralmente morta” una persona sulla base dell’assenza dell’attività elettrica rilevata dall’elettroencefalogramma. Ma la mia domanda è: come si fa a basarsi con peso preponderante sulla mancata rilevazione di attività elettrica del nostro cervello? Quale evidenza scientifica stabilisce che l’assenza di attività elettrica corrisponde all’assenza dell’attività cerebrale?». Per Chirico tanto basta per considerare possibile almeno al 50 per cento il successo dell’ibernazione. «Sempre più persone, e anche molte donne come me – aggiunge Rita – si convinceranno che non c’è niente di eretico o di profano nello scegliere la crioconservazione. Si tratta semplicemente di un atto razionale che si fonda sulla logica e sulla probabilità. Mi dispiace solo per quelli che non vogliono darsi la possibilità di beneficiare delle inimmaginabili tecnologie del futuro, quando – grazie alla medicina rigenerativa – il nostro corpo verrà ringiovanito e rinvigorito». E si sofferma poi sulla religione: «L’ibernazione e la religione non sono in contrasto tra loro. Bisogna solo dare alla scienza ciò che è della scienza e a Dio ciò che è di Dio».
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