Case: nell’isola il 12,5% vive in affitto
La percentuale più bassa rispetto alla media nazionale. Record alla Maddalena: 23,7%
SASSARI. Il bene più prezioso resta la casa di proprietà. Nell’isola avere un tetto proprio sulla testa e non sborsare soldi ogni mese per pagare un affitto, resta l’obiettivo della stragrande maggioranza della popolazione. È bassa infatti la percentuale di chi vive in locazione: il 12,5% del totale, meno 5 punti rispetto al dato medio nazionale (17,9). Nella calassifica generale, l’isola figura al terz’ultimo posto fra le regioni italiane: in vetta la Campania (24,4%) Valle d’Aosta (22,5%) e Liguria (22,2%). Ma anche in Sardegna ci sono alcune località che fanno eccezione e mostrano percentuali molto più elevate rispetto alla media della Penisola. Reginetta degli affitti in Sardegna è La Maddalena: qui paga un canone mensile il 23,7 per cento dei residenti. Secondo posto per Carbonia con il 22,2 per cento, terza piazza per Cagliari con il 19,5,. A seguire Iglesia, Macomer, Porto Torres, (18,4 per cento), Olbia (18,3). Decimo posto in classifica per Sassari, dove non abita in una casa di proprietà il 17,7 per cento dei residenti. A guardare la geografia regionale degli affitti, la casa di proprietà è una certezza soprattutto in Ogliastra: qui appena il 6,7 per cento delle persone non ne posside una.
La provincia sarda con più famiglie in affitto è invece il Sulcis-Iglesiente, con quasi il 19%, seguita dalla Gallura, con poco più del 15%, e dal Sassarese con quasi il 14%.
A eseguire e rendere noti i dati dell’indagine è il franchising immobiliare «Solo Affitti».
«In Italia fino ad oggi – commenta Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – a livello normativo si è pensato soprattutto ai proprietari d’immobili e molto meno a chi va in affitto. Sarebbe necessaria una politica organica sulle locazioni prevedendo un piano di agevolazioni fiscali che coinvolga gli studenti, le giovani coppie, le famiglie in difficoltà ma anche gli stessi locatori come avviene in tanti altri Paesi europei. Anche da noi sta cambiando la visione culturale dell’affitto: non è più una soluzione transitoria. In Italia abbiamo visto piuttosto ridursi nel tempo quel poco di agevolazioni che esistevano. Con la tassazione fissa al 21% della cedolare secca – prosegue Spronelli – certamente si è avviato un percorso virtuoso. L’ulteriore riduzione dal 21 al 10% della cedolare secca quando si applica il canone concordato ha dato un’accelerazione».
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