La Nuova Sardegna

I barboni di Cosimi Bellezza che stupisce

di Roberta Sanna

In scena al Civico di Cagliari la performance del coreografo

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CAGLIARI. In una platea inondata di luce rossa le file delle poltrone coperte di stoffa hanno la seduta ritratta. Non è serata per accomodarsi, piuttosto per stare sul ciglio, essere spettatori sul confine che disegna la pianta a ferro di cavallo del Teatro Civico. Tra gli spazi stretti come vicoli stanno in piedi i protagonisti, i cittadini, come li ha chiamati Enzo Cosimi, coreografo e regista fra i più apprezzati, autore della performance- istallazione “La bellezza ti stupirà”, creata in prima nazionale come artista in residenza per Cagliari Capitale italiana della cultura, insieme ad un gruppo di attori e di senza tetto, e andata in scena ieri e domenica.

Sul palcoscenico, un mucchio di abiti gli stracci di Michelangelo Pistoletto, opera del 1967 – accoglie i costumi realizzati dallo stilista Fabio Quaranta, da cui attingono marsine bianche e nere o lunghi soprabiti i vari personaggi che a turno e spesso in coppia, in ieratica sfilata si incontrano in passerella, striscia di moquette tra i due blocchi della platea. Cosa trovano, cosa contattano i personaggi in quei momenti? Evidentemente non sono i 15 minuti di celebrità warholiani concessi a ciascuno, piuttosto brevi istanti di umanità condivisa, un tempo per essere visti, anche per chi sta più spesso ai margini, per mostrarsi fuori da pregiudizi. Attraverso lo stralcio di un canto delle settimana santa richiamato alla memoria con voce roca e profonda, o un brano havy metal in russo, con alcune movenze che si avvicinano al disegno di una danza, si crea pian piano una atmosfera d’attesa, di percezione che si affina, naturale montare di un’emozione condivisa e bella, che prende una forma sonora nel coro di “No potho reposare” introdotto da Marta Proietti Orzella e che coinvolge tutti in un momento particolarmente carico. Intanto sul fondale la ripresa in notturno indaga dietro le ciglia di visi addormentati, cerca fra le membra di corpi sdraiati sull’erba, su muretti e soglie cittadine.

Il rituale di avvicinamento, il delicato mettere in scena visi segnati ed emozioni trattenute ma non negate, politicamente orientato da Cosimi nella sua ricerca sulla marginalità sociale e sulla «regale solitudine nella società contemporanea» (iniziata con “La stanza del Principe”, seconda tappa della trilogia dedicata al celebre balletto Il Lago dei cigni), ha funzionato. Come ha funzionato il lavoro dei dieci giorni di residenza che evidentemente ha creato una storia comune, fatta di scambio reale e senza retorica. Ora gli spettatori/osservatori sono predisposti a sentire. E, mentre i protagonisti escono di scena, possono ascoltare i racconti, in forma di frammenti di intervista che il video rimanda con un contrasto morbido e tra i rumori del traffico, che in primo piano mettono la vita di strada. Quella fatica quotidiana nel vagare per le città, delle notti da risolvere, fin dalla prima in cui si è persa la casa, e si è incontrata la strada. In cui le parole accoglienza e rifiuto acquistano una potenza profonda, e l’incognita del futuro, percezione comune a tutti, assume un tono più urgente.

Sulle ultime frasi rientrano i cittadini per una scena finale che con “Lord I'm Coming” di Gavin Friday – brano inserito nella colonna sonora di This Must Be the Place di Sorrentino – assume la solennità di una preghiera. La performance, che ha raccolto applausi ripetuti e calorosi, è stata realizzata con la partecipazione dei cittadini Giuseppe Gregni, Oleksandr Prudnikov, Maurizio Pitzalis, Choukri Fetten, Patrizia Piras, Antonio Pretta, Ignazia Lecca, Raimondo Nurchi, Gianluca Manca, Franco Ligas, Massimiliano Atzu, Giovanna Sutter, Marta Proietti Orzella, Giorgia Damasco, Maura Quartu, Stefano Vacca, Irma Ibba, Anna Brotzu, Monica Spanu, e in collaborazione con dell’assessorato alle Politiche sociali, della Caritas e del Centro di solidarietà Giovanni Paolo II. Accompagnamento del violoncello di Flavia Passigli.

Luci firmate da Loic Hamelin. Il progetto “Space is the place/Percorsi d’Arte Pubblica”, ispirato alla ri-scrittura corale degli spazi urbani, con la direzione artistica di Maria Paola Zedda, prosegue con un’altra presenza illustre della scena contemporanea. Chiara Guidi, della Socìetas Raffaello Sanzio, è impegnata nel laboratorio con 15 attori che darà vita dal 3 al 5 allo spettacolo “La terra dei lombrichi”, rivisitazione dell’Alcesti di Euripide in una forma teatrale aperta “a misura di bambino”, negli spazi dell’Istituto Comprensivo Ciusa di via Meilogu.

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