La Nuova Sardegna

Nicoletta Braschi: «La mia vita di lettrice»

di Costantino Cossu
Nicoletta Braschi: «La mia vita di lettrice»

L’attrice tra gli ospiti di “Settembre dei poeti”, al via oggi

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Parte oggi “Cabudanne de sos poetas”, undicesima edizione. L'inaugurazione alle 18,30 nel vecchio frantoio Prenza de Murone. Sino a domenica, dalla mattina alla mezzanotte, trenta ospiti e tanta poesia, musica, letture, cinema, teatro, incontri, libri, laboratori. La poesia incontra il mondo tra i vicoli, nelle piazze, sotto le querce secolari e nei bar del borgo storico.

Tra gli appuntamenti di oggi ci sarà un omaggio a Franco Loi. Ospite fisso da dieci edizioni al Cabudanne, consigliere del comitato organizzativo e da cinque anni cittadino onorario di Seneghe, Loi è un punto di riferimento del festival. Questa volta non potrà esserci di persona, ma ci sarà comunque tramite un collegamento web. Alle 21.30 nella Partza de sos ballos il programma prevede la presentazione del romanzo “Diario minimo dei giorni”, scritto da Loi nel 1954, rimasto per decenni in un cassetto e ora pubblicato da Hacca Edizioni. Seguirà la proiezione della video-intervista al poeta “Dammi del tu”, diretta da Cristiano Sormani Valli con le riprese e il montaggio di Barbara Ferrari.

Nel programma del Cabudanne ci sono anche altri appuntamenti interessanti. Uno è senz’altro quello con Nicoletta Braschi, che sabato alle 22 in Partza de sos ballos sarà la protagonista di un incontro intitolato “La mia vita di lettrice”. Da questo titolo comincia l’intervista della Nuova all’attrice.

Che cosa cerca Nicoletta Braschi nella lettura?

«Cerco nella lettura esattamente quello che cerco nella vita. Ho tolto il confine fra l'una e l'altra già nell'infanzia. È stato un atto naturale e obbligato, non voluto, sono caduta nei romanzi e nella poesia come Alice nello specchio. Un colpo di fortuna. La vita è... come posso permettermi di rispondere a questa domanda? Cerco di capire, da una metamorfosi all'altra, quello che Carlo Ossola chiama il “Continente interiore”. Quando le leggo, le idee, le visioni, i sentimenti dei grandi geni dell’umanità annullano le distanze di tempo e di luogo, sono generosamente vive per me, per attraversarmi con la loro bellezza e farmi rinascere ogni volta. Ma alla fine di tutto quello che dico, la ragione più più vera è che leggo perché mi piace».

Legge poesia? Quali sono i suoi poeti preferiti e perché?

«Nomino subito gli imprescindibili, coloro che ci fanno vivere in un mondo più bello, più grande e più buono, perché hanno reso più comprensiva la nostra anima. Questi poeti li amo sempre tutti: Dante, Shakespeare, Lucrezio, Baudelaire, Dickinson, Whitman, Saba, Eliot, Rilke, Stevens, Moore... Sono consapevole di nominare tutti classici, ma più rinnovo la lettura, più cresce la meraviglia, insisto, il piacere. Tutti i lirici greci, Alcmane, Pindaro, Saffo, continuano a darmi un lieve tremore amoroso. Indecifrabile, come l'amore».

Lei viene dal teatro, ha fatto cinema, è tornata al teatro. La lettura è esperienza della parola. Anche il lavoro dell’attore è, per buona parte, esperienza della parola. Differenze e rapporti tra queste due dimensioni?

«Quando lavoro la parola è uno strumento che sembra appartenere ad un infinito universo di possibilità espressive, ma c'è una fonte unica, per me, un'unica energia che ne determina la forma: il significato dell'opera nell'intenzione del progetto dell'autore. È questo il lavoro, da artigiana, a cui mi accingo ogni volta che l'ammirazione mi spinge a servire devotamente un testo, un capolavoro. È questo che cerco sempre di restituire al pubblico».

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