Altri 781 in salvo sull’isola
Molte donne e bimbi: ora i posti sono esauriti, superata la quota assegnata
CAGLIARI. Sei cadaveri sulla nave che per 781 migranti è l'inizio di una nuova vita. Quattro donne e due uomini uccisi dai barconi della speranza e dell'orrore. Le cause della morte? Saranno le autopsie, affidate al medico legale Roberto Demontis, a raccontare che cosa è successo. Ma si parla, per le donne, di soffocamento. Secondo alcune testimonianze sul barcone sarebbe scoppiata una rissa e, nella calca, le quattro migranti sarebbero state schiacciate. La nave che ha tratto in salvo i profughi al largo delle coste libiche non ha potuto far altro che portare a bordo i corpi senza vita. E condurli nell'ultimo viaggio sino a Cagliari. Gli altri due cadaveri sarebbero stati ripescati in acqua: secondo i racconti dei compagni di viaggio i migranti sarebbero morti da oltre una settimana. Morte, ma anche futuro. Undici donne ormai in salvo in Sardegna sono incinte. Una di loro dovrebbe dare alla luce il suo bambino nel giro di pochi giorni: è stata subito accompagnata in ospedale. Tra i quasi ottocento reduci dalla traversata ci sono anche undici minorenni. Dai primi accertamenti sanitari ci sarebbero circa venti casi sospetti di scabbia: per loro era stata già allestita una tenda speciale per le prime cure. Un altro migrante è stato medicato perché ferito a un occhio presumibilmente da un' arma da fuoco. I quasi 800 sono gli ultimi che, per ora, troveranno un rifugio nell’isola: i posti a disposizione sono finiti, la quota assegnata all’isola dal Ministero è stata superata.
L’arrivo. La Siem Pilot, il cargo norvegese, è arrivato al molo Rinfuse del porto di Cagliari intorno alle 7.30. L'imbarcazione è ormai una vecchia conoscenza delle coste sarde. Il 18 luglio scorso aveva trasportato al Porto Canale 451 profughi. L'ultimo sbarco, al Rinascita, risale allo scorso 24 agosto: a bordo 963 profughi. Ieri la terza tappa. I numeri: 595 uomini, 176 donne. C'è quasi tutta l'Africa centrale: 411 nigeriani, 102 gahnesi, 78 dal Mali, 66 del Gambia, 41 Costa d'Avorio, 39 senegalesi. Gli altri provengono da Guinea, Camerun, Sierra Leone, Burkina Faso, Sudan, Libia, Etiopia, Togo e Marocco. Andranno nei centri di accoglienza dell'isola: 371 nella provincia di Cagliari, 236 nel Sassarese, 102 nel Nuorese e 72 nell'Oristanese. Non ci sono eritrei, questa volta. Per loro, nei precedenti approdi, era stata allestita una speciale e provvisoria sede di accoglienza alla Fiera. Sardegna insomma solo un posto di passaggio prima di ripartire per Civitavecchia, Livorno e Genova. Altre tappe intermedie prima dell'approdo finale nel nord Europa.
L’accoglienza. Ad attendere i migranti di ieri c'erano anche gli assessori regionali dell'Ambiente, con delega alla Protezione civile, Donatella Spano e della Sanità, Luigi Arru. Hanno assistito alle prime ore delle operazioni e verificato il buon funzionamento del sistema dell’assistenza e quella sanitaria. «La macchina degli aiuti è ormai rodata – ha spiegato Spano – e anche oggi abbiamo avuto una grande prova di professionalità e di umanità». In campo tra gli altri Protezione civile, Corpo forestale, Asl, 118, Croce Rossa, Capitaneria di porto e forze dell’ordine. Buono il funzionamento anche della macchina sanitaria. «Stiamo facendo il nostro dovere – ha detto Arru – dinanzi a esseri umani che necessitano di aiuto. Capiamo le preoccupazioni e siamo naturalmente disponibili a un dibattito».Quello di ieri è il settimo sbarco di migranti: in azione circa 80 donne e uomini, compresi i volontari del Sistema. Il campo conta una tensostruttura di oltre 160 metri quadri, una tenda di posto medico avanzato, 11 tende allestite per le visite mediche e per l’identificazione, un ambulatorio mobile per l’Unità pediatrica, un ufficio mobile di supporto, l’intera logistica elettrica per il campo e due autobotti per una capienza totale di 15 mila litri. Anche ieri in campo un gruppo di radioamatori delle Associazioni di volontariato, per avere in tempo reale un monitoraggio e uno scambio di informazioni tra il medico a bordo e gli operatori a terra.
Posti esauriti. «Con questo sbarco – ha detto il prefetto di Cagliari, Giuliana Perrotta – abbiamo raggiunto e superato l'attuale quota assegnata alla Sardegna, in ambito nazionale, per l'ospitalità dei migranti, fissata a 2922 unità. Tutte le strutture si stanno saturando, dovremo fare un nuovo bando». Il futuro? «Ora è necessario – ha continuato – creare l'hub regionale, sono in corso i confronti con le istituzioni locali, abbiamo bisogno di un luogo in cui espletare la primissima accoglienza. Il dialogo è iniziato, si tratta adesso di individuare una struttura».
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