La Nuova Sardegna

Scontri in Ungheria dopo l’assalto ai treni

di Maria Rosa Tomasello
Scontri in Ungheria dopo l’assalto ai treni

Riapre la stazione di Budapest, ma i convogli internazionali restano fermi Il premier Orban: «Problema tedesco». Merkel: «Facciamo ciò che è giusto»

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ROMA. L’Europa finisce a Bickse, a 35 chilometri a ovest di Budapest, al confine dell’Ungheria con l’Austria, dove centinaia di profughi convinti di andare verso la Germania, vengono spinti dentro l’ultima “trappola” di viaggio senza fine. La fermata finale è un campo destinato a chi cerca di oltrepassare il confine senza documenti, ed è qui che esplode la rabbia e scoppiano scontri tra la polizia che ha l’ordine di sgomberare il convoglio e i rifugiati, intenzionati a non scendere. «Germania, Germania» continuano a urlare, come fanno da giorni nell’accampamento dei disperati della stazione di Budapest. I poliziotti fanno scendere chi è senza visto o registrazione, ma a centinaia si rifiutano di muoversi: «No camp, no camp».

Il treno, diretto a Sopron, parte alle 11.18 da Budapest Keleti dopo che la polizia scioglie il doppio cordone davanti allo scalo ferroviario. I migranti che da giorni presidiano la piazza, si riversano dentro la stazione e prendono d’assalto il treno fermo al binario, destinato a una linea interna, verso la frontiera ovest. Uomini e donne si accalcano, si aggrappano alle porte dei vagoni, i bambini vengono passati di mano in mano attraverso i finestrini, scoppia il caos. Gli altoparlanti annunciano che i treni internazionali sono bloccati, ma la gente spera di arrivare comunque a Sopron, e da lì in Austria. La polizia cerca di convincere i migranti: «È meglio andare nei campi, è impossibile viaggiare senza visto per la Germania» avvertono gli agenti. Ma per chi decide di tentare la sorte, la speranza si ferma a Bickse. La tensione resta altissima, ma il governo ultraconservatore guidato da Viktor Orban rassicura: «La polizia non userà la forza contro i migranti che non collaborano» dice il vicepremier Janos Lazar. L’Ungheria però alza nuovamente i toni contro la Germania: «Le scene tumultuose alla stazione di Budapest sono la conseguenza dell’incerta posizione della Germania, che ha fatto nascere illusioni nei profughi che non volevano più collaborare con le autorità ungheresi» sottolinea.

Da Bruxelles, dove incontra i vertici dell’Unione europea, Orban attacca a sua volta: «I problema non è europeo, è tedesco. Nessuno vuole restare in Ungheria, Slovacchia, Estonia. Tutti vogliono andare in Germania» afferma, accusando l’Europa di «essere incapace di gestire la situazione» lasciando il controllo delle frontiere esterne ai singoli Paesi, «ed è questo che sta facendo l’Ungheria». Da Berlino arriva la replica della cancelliera Angela Merkel: «La Germania fa ciò che è moralmente e giuridicamente dovuto, né più né meno, e l’emergenza» precisa «è un problema europeo».

Orban, il premier che ha voluto la realizzazione del “muro” di filo spinato di 170 chilometri al confine con la Serbia, arriva a Bruxelles dopo aver dichiarato sul quotidiano tedesco Frankfurt Allgemeine Zeitung che il flusso dei migranti minaccia le radici cristiane del continente e aver rivendicato al suo Paese un ruolo strategico: «La gente ha paura: solo quando avremo protetto le frontiere ci si potrà chiedere quanti rifugiati possiamo accogliere e se ci debbano essere quote, che sono un “biglietto d’invito” a venire. Noi - sottolinea - stiamo difendendo il trattato di Schengen, che è in pericolo. Stiamo difendendo l’Europa». A partire dal 15 settembre, dunque, annuncia, l’Ungheria riprenderà «il controllo delle frontiere»: «Ora c’è una settimana in cui informeremo tutti - richiedenti asilo, trafficanti e Paesi vicini - sul regolamento». Orban spiega che la barriera al confine serbo serve «a costringere chi arriva a registrarsi» e non «a non fare entrare i migranti». La difesa dei confini, sostiene, è «una priorità»: l’Ungheria, dunque, «se necessario», è pronta a costruire una barriera anche al confine con la Croazia.

«Io sono profondamente cristiano - è la risposta del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk - Per me la cristianità sta nel principio fondamentale di “amare il prossimo come te stesso”, cioé aiutare chi è in difficoltà senza distinzione di razza o di religione».

La pressione migratoria sull’Ungheria attraverso la rotta balcanica resta fortissima: nella sola giornata di mercoledì oltre duemila gli arrivi, mentre nelle stesse ore in Macedonia arrivano quasi 2.100 persone. A est, anche la Bulgaria erige il suo muro anti-immigrati al confine con la Turchia, dove hanno trovato rifugio due milioni di persone in fuga dalla Siria: i primi 20 chilometri della barriera difensiva, che sarà lunga 130 chilometri, sono già stati completati. Da Ankara, invece, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu assicura che il suo Paese continuerà a tenere la porta aperta ai rifugiati, ma accusa l’Europa di aver trasformato il Mediterraneo in un «cimitero».

In Alto Adige, intanto, dopo la richiesta della Baviera di accogliere in via temporanea i profughi in transito al confine con il valico del Brennero, primi arrivi al campo allestito a Bressanone dalla Provincia di Bolzano. Nella palestra - dove ieri è giunto un primo gruppo di venti persone - sono state montate 200 brande, ma altri 200 posti sono disponibili se necessario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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