La Nuova Sardegna

Le profezie di “Suburra”

di Daniela Paba
Le profezie di “Suburra”

Il giudice scrittore racconta i retroscena del libro che sta per diventare film

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CAGLIARI. A dispetto dell'amarezza che trasmette “Suburra”, Giancarlo De Cataldo ha offerto a Marina Café Noir una serata divertente condotta dl giornalista Celestino Tabasso. Nella giornata conclusiva dedicata al ricordo di Sergio Atzeni, l'incontro con De Cataldo si è aperto con un lungo applauso ai novant'anni di Andrea Camilleri, padre nobile del “noir” italiano, genere affermato «di cui si è accorto persino Asor Rosa».

Risultato profetico, alla luce dell'inchiesta su Mafia capitale, “Suburra”, scritto a quattro mani con Carlo Bonini nel 2013, è ora un film in uscita il 14 ottobre per la regia di Sergio Sollima, «diverso dal romanzo, coi suoi punti di forza e specificità». La trasposizione tra cinema e letteratura provoca per De Cataldo «tre atteggiamenti: chi, come Moravia, cede i diritti e non va a vedere il film, la scrittrice del brutto romanzo che piange per averlo ceduto in cambio di un milione di dollari, e quelli come me, che si sporcano le mani con la sceneggiatura. So che ogni passaggio è un tradimento, lo accetto da adulto consenziente, consapevole che se hai la curiosità della pagina scritta te la vai a leggere».

Sequel di “Romanzo criminale”, “Suburra” arriva dopo la lunga vacanza dall'attualità che ha permesso a De Cataldo di firmare “I Traditori”. «Quando nel 2011 ho incontrato Bonini ci siamo detti “perché non scriviamo qualcosa su quello che sta succedendo a Roma?” Mettiamo insieme un po' di episodi di cronaca ma quello che conta è lavorare sulla metafora che consente la distorsione della realtà salvando la suggestione».

Dietro l'onorevole Pericle Malgradi, spiega De Cataldo: «Ci sono due fatti: il salvataggio in extremis di una ragazza moribonda, in cui è implicato un politico in realtà non così schifoso come il nostro personaggio, e un altro che, strafatto si affaccia al balcone di un hotel urlando i versi del Belli “Io sono io e voi non siete un c...”. C'è poco da essere veggenti, la Mafia 2.0 non spara se non il minimo indispensabile e tutto ruota intorno ai soldi. Nel romanzo è descritta una Destra complice e una Sinistra distratta, l'inchiesta ha svelato una Sinistra complice, perché Buzzi è figlio mio e degli altri giudici che hanno promosso le coop per poi sentire le intercettazioni dove “Se guadagna più co' migranti che co' la droga”. Ferrara vuole vedere la mafia come un fatto etnico, per cui la cocaina sta a Casal di Principe e il banditismo in Sardegna. Ma la mafia è un'entità economica mondiale, che potrebbe sedere al prossimo G8 vantando il Pil più alto dei paesi industrializzati».

Anche del prelato perverso: «I nostri amici vaticanisti hanno detto che siamo stati eccessivamente indulgenti – ha detto il giudice - e comunque non è niente rispetto a quello che gli sta facendo passare Papa Francesco». «Scrivo quando posso ma penso di più. – racconta De Cataldo - Per mesi preparo scalette che poi vengono tradite. Seguo la lezione di Balzac che aveva alle spalle un murale con la scheda dei personaggi di cinque, sei romanzi che scriveva contemporaneamente. Devi sapere vita, morte, miracoli e tic di tutti i personaggi per farli vivere a tre dimensioni. In “Suburra” ci sono il politico, il poliziotto ex di estrema destra ora servitore fedele dello Stato, la giovane blogger, caratteri e tipi forgiati sull'osservazione della realtà. In più Bonini può permettersi di uscire a cena con certi figuri con la faccia sfregiata. Il giornalista è più libero di me».

Se il funerale degli Anacleti somiglia a quello dei Casamonica «non è credibile che qualcuno dica 'non lo sapevo». L'ultimo passaggio De Cataldo lo dedica alla comunità che non reagisce «quando si sente nell'aria il pizzo o lo strozzo», che ha consegnato il monopolio della pìetas al papa. La Merkel che dice «I migranti ce li prendiamo noi», fa un gesto che allarga il cuore: «Sarà conseguenza delle immagini del poliziotto turco col bambino e dei cadaveri nel tir che hanno fatto penetrare l'odore della morte al di là dello schermo. Ma i demagoghi come Salvini ci sono sempre stati, siamo noi che non dobbiamo seguirli».

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