Entrano i nuovi 4 consiglieri ma è ancora scontro in aula
Sulla surroga pende però adesso il ricorso al Tar presentato in mattinata da tre degli esclusi Il Consiglio si spacca tra chi parla di interferenze dei giudici e chi vuole la riforma della legge elettorale
CAGLIARI. Il valzer delle poltrone è finito. Almeno per ora. Onorevoli, tutti al vostro posto. «Ricominciamo», in Consiglio regionale, all’indomani di un’estate fra le più calde, movimentate e confuse che la storia dell’Autonomia ricordi. Ci sono i vecchi consiglieri, cinquantasei, e i quattro nuovi. Sono quelli scelti sul campo dal Consiglio di Stato (tre) o in corso d’opera (uno) dalla giunta delle elezioni e ora protocollato anche dall’Aula. Sono di nuovo in sessanta, il massimo dell’organico, dopo il giuramento degli appena nominati, con una sentenza, Antonio Gaia (collegio di Cagliari) e Pierfranco Zanchetta (Gallura) dell’Upc e Gianfranco Congiu (Nuoro) del Partito dei sardi per la maggioranza di centrosinistra. Più Gianni Lampis (Medio Campidano) per Fratelli d’Italia, che da primo dei non eletti – aveva dovuto lasciare il posto a Ugo Cappellacci, il candidato-presidente sconfitto – ora è diventato l’ultimo degli eletti del centrodestra. Benvenuti e auguri di buon lavoro ai nuovi. Ma tre dei quattro mandati a casa (Efisio Arbau, Michele Azara e Modesto Fenu, il quarto è Gavino Sale) non hanno mollato ancora la presa. Con un ricorso urgente al Tar, presentato dall’avvocato Renato Chiesa, hanno chiesto di essere reintegrati e per oggi è attesa la decisioni dei giudici sul nuovo colpo di coda. E ancora: ci sono un altro bel po’ di ricorsi in arrivo (da Sel all’Uds fino al Pd) e poi per dicembre è attesa la sentenza definitiva della Cassazione su una legge elettorale, quella del 2014, che continua a essere rivoltata come un calzino dopo ogni interferenza della magistratura. Conclusione: sarà un Consiglio regionale precario per almeno quattro onorevoli su sessanta da oggi fino all’ultimo dell’anno, ma comunque nel pieno dei poteri e che infatti ha approvato subito, alla ripresa dei lavori, due leggine e un assestamento di bilancio. Tutto il resto, ancora una volta, è nelle mani dei giudici.
Il dibattito. Le sentenze «vanno rispettate anche quando non sono gradite». Così Anna Maria Busia del gruppo Sdl, avvocato di professione e in aula portavoce della giunta delle elezioni, ha provato a sbarrare la porta alle polemiche. Non è bastato: Mario Floris dell’Uds e decano del Consiglio ha riacceso le polveri: «Ci siamo incartati nelle interpretazioni delle interpretazioni. È evidente che i giudici hanno fatto degli errori, ma a correggerli devono essere i giudici non la politica, come invece qualcuno vuole fare con troppa fretta». È stato questo l’ennesimo confronto-scontro fra falchi e colombe. Cioè ancora fra chi, in queste settimane, ha sostenuto sin dall’inizio «i giudici hanno deciso e noi abbiamo un solo obbligo: ratificare». Contrapposto agli altri, quelli del «non accettiamo interferenze», o comunque «aspettiamo che i giudici si mettano d’accordo fra loro». È finita con la vittoria dei falchi, sostenuti da una maggioranza trasversale, con Pietro Pittalis (Forza Italia) che ha detto «dobbiamo essere rispettosi delle sentenze» e Pietro Cocco (Pd) deciso nel ribadire: «Umanamente siamo dalla parte di chi è andato via, ma non possiamo che prendere atto degli ingressi». Oppure con Daniele Cocco (Sel) secco nel tagliare corto: Basta con i casi personali e riprendiamo a lavorare». Dalla massa si sono sfilati, oltre a Floris, anche Angelo Carta (Psd’Az) e Luca Pizzuto (Sel). Gli altri hanno votato tutti a favore della surroga per linea diretta (Gaia, Zanchetta e Congiu) e o in differita per chi, come Lampis, era stato scelto dalla giunta delle elezioni.
Gli scenari. Prima di tutto il futuro sarà ancora per qualche mese in bilico fra ricorsi e sentenze, ma c’è anche un domani politico incerto. Il Consiglio nuova versione deve ancora assestarsi. A cominciare dalla mappa dei gruppi. L’Upc, ora con due consiglieri e un altro (Gaetano Ledda) dissidente ma chissà fino a quando, sarebbe intenzionato a mettere assieme un gruppo autonomo con Raimondo Perra (Psi ed ex Sardegna Vera). Però potrebbe entrare anche in «Sovranità, democrazia e lavoro», costituito a luglio dal Cd e dal Partito dei sardi, con un totale possibile di otto consiglieri per mettere ancora più pressione al Pd. Come seconda forza della maggioranza, Sdl potrebbe alzare la voce in caso di rimpasto e proprio di rimpasto degli assessori il centrosinistra ritornerà a parlare questo pomeriggio nel primo vertice convocato dopo le movimentate ferie.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
