La Nuova Sardegna

Narrativa in Sardegna da Satta a De Roma

di Silvia Lutzoni
Narrativa in Sardegna da Satta a De Roma

Due giornate di studio organizzate dall’Università di Sassari

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Si apriranno domani,nell’aula Dostoevskij del Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell'Università di Sassari, due giornate di studi su «La narrativa sarda degli ultimi quarant’anni». Il convegno si inserisce nelle attività di ricerca dell’«Osservatorio critico della narrativa sarda contemporanea in lingua italiana», centro di ricerca di recente formazione, inquadrato nel Dipartimento e finanziato dalla Regione Sardegna, con la direzione di Massimo Onofri in collaborazione con Alessandro Cadoni e Alessandro Marongiu. Il centro, che negli ultimi anni ha lavorato a una catalogazione, attraverso un repertorio di schedature critiche, di quanto si è scritto in Sardegna negli ultimi decenni, vuole proporre al pubblico – con il sito internet www.narrativasarda.it – uno strumento di orientamento primario sulla narrativa sarda in lingua italiana dal 1975 in poi.

Padre padrone. Non è un caso che i promotori del progetto abbiano scelto di limitare il campo proprio agli ultimi quarant’anni, e cioè a partire da una data, il 1975, che può essere considerata come un vero e proprio spartiacque rispetto a quanto si era scritto fino a quel momento sul territorio isolano: è vero infatti che fu proprio quello l'anno di pubblicazione di «Padre padrone» di Gavino Ledda, e che di lì a poco tempo avrebbe visto la luce quel capolavoro della letteratura mondiale – sono le parole di George Steiner – che è «Il giorno del giudizio» di Salvatore Satta (1979). E’ da questo momento che la narrativa sarda ha cominciato a ricoprire un ruolo d’un certo rilievo nelle vicende editoriali nazionali e internazionali. La produzione narrativa di autori sardi che scrivono in lingua italiana – non importa se romanzi o raccolte di racconti brevi – corrisponde infatti, per quantità e qualità, a un significativo fenomeno della contemporaneità letteraria, visibilmente rafforzato nel primo decennio degli anni 2000, un fenomeno indiscutibile che ha spinto alcuni critici a parlare di una nouvelle vague sarda.

Scrittura e identtà. Non si tratta tuttavia di un fenomeno nuovo, ma di una tendenza che ha origine in una tradizione radicata attraverso il Novecento, che ha visto, in gran parte del suo corso, l’affermazione di notevolissimi casi letterari, tra i quali, oltre ai già menzionati, non possiamo non ricordare Grazia Deledda e Giuseppe Dessì. Da tali presupposti nascono le esigenze e gli obbiettivi di questo convegno che raduna, assieme a diversi ricercatori dei due atenei sardi, alcuni studiosi provenienti da università europee come l'Université de Liège e l'Université Paris Ouest Nanterre La Défense, dove ha sede il Centre de Recherches Italiennes (CRIX), un centro che negli ultimi anni ha mostrato particolare interesse nei confronti della narrativa sarda, promuovendo nel 2014 la pubblicazione di un volume ricchissimo di spunti, seppure talvolta discutibili, sull’«Identità sarda del XXI secolo tra locale, globale e postcoloniale» (il libro, a cura di Silvia Contarini, Margherita Marras e Giuliana Pias, è stato pubblicato da Il Maestrale).

Oltre gli steccati. Tramite alcuni focus ravvicinati sugli autori più interessanti di questo quarantennio e al contempo attraverso panoramiche storiografiche e tematiche, oltre che di genere, il convegno si propone di contribuire a un ragionamento, aperto al di là di steccati identitari, sul canone letterario della narrativa sarda contemporanea. Particolare attenzione sarà dedicata nel corso delle due giornate a Sergio Atzeni, del quale proprio in questi giorni ricorre il ventesimo anniversario della morte, con gli interventi di Duilio Caocci (“Riscrivere la storia scrivendo storie”), Luciano Curreri (“Tentativi di avvicinamento a Il figlio di Bakunìn di Sergio Atzeni”) e Giuseppe Mussi (“Contaminazioni trasversali in alcuni racconti di Sergio Atzeni”).

Elegia e tragedia. Allo stesso modo sarà analizzata la produzione di Salvatore Mannuzzu, senza dubbio il più grande tra i viventi: uno scrittore che è stato sempre molto attento e critico nei confronti della narrativa sarda in italiano, tant’è vero che già nel 2006 aveva dichiarato di «dividere gli scrittori tra quanti ritengono vigenti quei codici (e disegnano l’isola a misura di essi) e quanti, avvertendo che sono saltati, fanno i conti con l’insensatezza sarda». Maria Rita Fadda analizzerà nel suo intervento lo stile di Mannuzzu, Gabriele Fichera discuterà della sua produzione saggistica, Stefania Zanda dei rapporti tra diritto e letteratura in Mannuzzu e Salvatore Satta, e Alessandro Cadoni proporrà una comunicazione dal titolo «Tra elegia e tragedia. Mannuzzu e oltre». Tra le altre relazioni ricordiamo la ricognizione sulla scrittura delle donne in Sardegna di Giuliana Ortu, quella sulla narrativa di Savina Dolores Massa (Sotera Fornaro), di Alessandro Stellino (Alessandro Marongiu), di Andrea Atzori (Andrea Cannas e Piero Mura) e quella dedicata all'ultimo suggestivo romanzo di Alessandro De Roma, “la mia maledizione” (Simonetta Sanna). Ad aprire le due giornate sarà Massimo Onofri, con una riflessione storiografica su quarant’anni di scrittori sardi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative