«Mi dissero: il dg vuole farti del male»
Avvocatessa cacciata e trasferita allo sportello clienti: «Il capo dell’ufficio legale mi mise in guardia»
CAGLIARI. «Il direttore generale Murtas ha contro di te qualcosa di atavico, mi ha detto che ti avrebbe fatto del male»: parole della responsabile dell’ufficio affari legali di Abbanoa, Emmanuela Onnis, avvocato considerato vicinissimo ai vertici della società. A riferirle al pm Giangiacomo Pilia è stata Valentina Figliola, anche lei avvocato, retrocessa da un ruolo centrale negli affari legali e assicurativi a compiti marginali dopo violenti attacchi verbali, infine trasferita dalla sede centrale di Cagliari allo sportello clienti di Iglesias. Vessata e messa fuori da qualsiasi ganglio decisionale, la dirigente ha cercato di difendersi ma alla fine è stata costretta a rivolgersi alla magistratura. L’ha fatto con un reclamo d’urgenza ex articolo 700 elaborato dall’avvocato Andrea Pogliani, col quale ha chiesto al tribunale civile di essere reintegrata nelle sue funzioni contrattuali. Ma soprattutto con una lunga testimonianza resa al pm Pilia, in cui la sua vicenda, che le è costata un danno alla salute certificato da organi medici pubblici, è stata esaminata in ogni aspetto. A parte il caso personale - che potrebbe costare una nuova imputazione di abuso d’ufficio ai due indagati - l’interesse del pubblico ministero è legato al ruolo che la Figliola svolgeva nell’organigramma di Abbanoa e che il dg Murtas ha rapidamente - ma senza alcuna spiegazione formale - trasferito ai due studi legali vincitori della manifestazione d’interesse al centro della prima indagine. Era l’avvocato Figliola a gestire il recupero crediti, le prescrizioni e il contenzioso insieme a pochi altri funzionari. Ma d’improvviso - così è scritto nelle 25 pagine del ricorso al tribunale, acquisite dalla Procura - quell’incombenza è stata trasferita ai due studi privati, al punto che alla Figliola sono state sottratte anche le credenziali d’accesso al sistema informatico. Fuori da tutto e il pm Pilia si chiede perché. È stata la responsabile del servizio Emmanuela Onnis a confermare punto per punto i passaggi di una vicenda che resta in parte oscura, lei che non si è mai espressa negativamente - così è scritto nel ricorso - sul lavoro dell’avvocato Figliola, approvandone sempre la qualità. Scrive nel ricorso l’avvocato Pogliani: «La società ha agito in modo da arrecare il maggior danno possibile all’avvocato Figliola, basti pensare al demansionamento operato con modi apertamente denigratori fino al trasferimento ad oltre 50 chilometri, ingiustificato, illegittimo, senza preavviso alcuno, atto di bruta supremazia e di gestione feroce e arbitraria, di potere schiacciante esercitato fuori dalle necessità aziendali, puramente e semplicemente per “far male”». Non il solo, a sentire la sequenza di testimonianze raccolte in questi giorni dalla Procura, al punto che il caso Figliola non sarebbe che uno - per quanto tra i più eclatanti - fra i numerosi episodi di demansionamento decisi dai vertici di Abbanoa per esigenze che i legali della società dovranno ora illustrare al giudice del lavoro, cui la Figliola ha chiesto il reintegro immediato nelle funzioni e la cessazione delle attività di mobbing, secondo lei, esercitate dalla direzione nei suoi confronti. La decisione del tribunale arriverà a breve, ma intanto il ricorso della dirigente è parte integrante del nuovo procedimento aperto dalla Procura e che dovrebbe arrivare al capolinea in tempi rapidi. Finora nessun segnale dagli indagati, che hanno scelto di non farsi esaminare e di non produrre alcun atto difensivo. C’è ancora tempo, potranno farlo nei prossimi giorni. (m.l)
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