«Il futuro è dove c’è il nuovo»
Il direttore della Mostra Alberto Barbera parla dei film made in Italy
VENEZIA. Numeri positivi, un festival nel segno della sperimentazione, felicità per la vittoria dei sudamericani e la conferma di un possibile rinnovo della direzione artistica ad Alberto Barbera al prossimo Cda della Biennale, ai primi di ottobre (la scadenza è il 19 dicembre). Insomma si respira un'aria di grande soddisfazione nell'incontro di chiusura della Mostra del cinema di Venezia con Paolo Baratta, presidente Biennale, e Barbera direttore artistico. L'Italia poco premiata? Replica Barbera: «Non ne facciamo una questione nazionale». «Abbiamo avuto 50.000 presenze paganti contro le 47.000 dell'anno scorso - dice Baratta -, 7380 accreditati professionali di cui 2720 stampa e ben 1600 accreditati per il mercato rispetto ai 1540 del 2014. Infine - sottolinea il presidente della Biennale -, una media di 36-42 proiezioni al giorno e un costo mostra intorno ai 13 milioni di euro».
Delle doppia vittoria del Sudamerica, con “Desde Allà” di Lorenzo Vigas Leone d'oro e “El Clan” di Pablo Trapero Leone d'argento, Barbera spiega che «le giurie sono un naviglio pericoloso, che punta contro la filosofia del festival o che l'accompagna. In questo caso hanno valorizzato una cosa che in qualche modo noi avevamo già individuato». Quanto alla linea editoriale del festival, aggiunge il direttore artistico, «è inevitabile seguire i nuovi talenti. La generazione che ha segnato la storia del cinema sta scomparendo. È chiaro che il futuro sta lì dove c'è il nuovo. Ci sono due tipi di festival: quelli che si accontentano della vetrina, dell'esistente, del glamour e quelli che fanno un lavoro di ricerca e valorizzazione». E il cinema italiano uscito da questa competizione con la sola vittoria della Coppa Volpi andata a Valeria Golino per film di Gaudino, Per amor vostro?
«C'erano quattro autori estremamente interessanti e quattro strade diverse di cinema - sottolinea Barbera -. E anche Bellocchio che è riuscito a fare un film spiazzante a 75 anni. So che in giuria si è discusso di tutti i film italiani. Alcuni sono stati più apprezzati degli altri. Ma non ne farei una questione nazionale».
Comunque un bilancio con tante voci positive per il quadriennio a firma Barbera: «Abbiamo fatto bene a dar vita a un mercato leggero, a creare la Biennale College e a contenere i film - dice il direttore -. Questo non vuol dire che abbiamo raggiunto completamente i target, ma ci siamo avvicinati al nostro obiettivo finale».
Dal presidente della Biennale poi una considerazione delle infrastrutture: «Con il servizio delle navetta shuttle abbiamo come allargato il Lido. Un rimpianto c'è per l'hotel Des Bains (da anni inattivo), un vero patrimonio mancato». È di Baratta, che ha di nuovo confermato l'impegno di chiedere al Cda della Biennale la proroga per Barbera, anche la battuta più bella: «Cannes quest'anno ha scoperto il cinema francese - dice facendo riferimento alla pioggia dei premi piovuti sul cinema transalpino all'ultima edizione del festival -, noi invece il cinema sudamericano». E dall’Anac, l’associazione che raccoglie gli autori cinematografici giunge un messaggio di plauso e soddisfazione per il successo del film di Giuseppe Gaudino “Per amor vostro”, che ha visto Valeria Golino vincere la Coppa Volpi, «conferma la qualità dice una nota dell'opera di un grande autore italiano (già presente in concorso a Venezia con »Giro di lune tra terra e mare«), impegnato da sempre con coerenza in un cinema libero e anticonformista».Rallegrandosi «per la presenza alla 72/a Mostra di 4 film italiani in concorso, 3 alle Giornate degli Autori e 2 alla Sic, che confermano il talento degli autori italiani», l'Anac auspica «che la visibilità ottenuta al festival possa essere la stessa nelle sale italiane». La recente approvazione, di una norma che «impedisce il persistere di posizioni dominanti» è «un buon segnale per l'avvio di una nuova stagione di riforme».
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