La Nuova Sardegna

Le corali nel Duomo, navate come strumenti

di Monica De Murtas
Le corali nel Duomo, navate come strumenti

“Voci nella città” chiude con uno straordinario esperimento

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SASSARI. Si è concluso con un maestoso concerto al Duomo il festival “Voci nella città” organizzato dalla Polifonica Santa Cecilia di Sassari per festeggiare i suoi settant'anni di attività. Un'intera settimana di concerti nelle piazze, nelle biblioteche, nei luoghi più improbabili del centro storico ha catalizzato l'attenzione di un folto pubblico coinvolto e conquistato dal più grande evento di musica corale mai svolto a Sassari. Pensato per celebrare ogni cinque anni la fondazione della corale il festival ha proposto per l’edizione del settantennio un’operazione coraggiosa dalla struttura originale concretizzando pienamente l’intento del direttore artistico Gabriele Verdinelli «portare la musica dalla gente con progetti inclusivi di musica frontale».

Uscendo dai luoghi canonici la musica corale ha registrato numeri complessivi da concerto pop con oltre 3000 spettatori per le varie location ed un gran finale al Duomo con affluenza da record se si pensa che la cattedrale ha ospitato circa 1000 persone considerando oltre il pubblico anche i 370 esecutori compresi tra coristi e musicisti. Per il concerto finale Verdinelli ha scritto una composizione originale scegliendo una prassi usuale: celebrare un momento solenne – come l'anniversario della Polifonica– con un componimento scritto appositamente.

La cantata che ne è scaturita, dedicata a Santa Cecilia, patrona dei musicisti, è interamente basata su materiali desunti dall’antifona gregoriana connessa alla festività della santa e su una coltissima scelta di testi che spaziano da Platone a Dante Alighieri, dal poeta inglese Alexander Pope sino a Verlaine e Baudelaire. La Cantata, scritta con grande raffinatezza, lascia trasparire il riflesso di molte fondamentali esperienze del Novecento musicale. Questo aspetto rappresenta il primo motivo di interesse del lavoro a cui si aggiunge il coinvolgimento nell’esecuzione di tutti i cori ospiti, collocati per l’esecuzione nelle varie cappelle del Duomo, in un affascinante processo di sonorizzazione e spazializzazione sonora della Cattedrale.

Trasformato in una sorta di gigantesco strumento musicale il Duomo ha offerto una prima esecuzione assoluta di grande spettacolarità uditiva. Qualcosa di assolutamente pioneristico. Scritto per soprano solo (Arianna Ligios), coro, cori ad libitum e ottetto di fiati il concerto ha visto protagoniste undici ensamble. Sul palco accanto alla polifonica le corali: Canepa, Rossini, Vivaldi, il coro da camera del conservatorio Canepa, il coro polifonico algherese e quello turritano, il Lolek Vocal Ensemble, lo Studiun Canticum, il coro delle voci bianche della polifonica santa Cecilia e gli americani Azusa Pacific University. Nella prima parte ogni coro ha offerto al pubblico un brano tratto dal proprio repertorio testimoniando quanto solida sia la cultura corale a Sassari e più in generale nel nord-Sardegna. Tra tutte le performance doveroso segnalare quella dell’ensemble californiano dell’Azusa Pacific University, guidato magistralmente da Michelle Jensen: semplicemente straordinaria. Calorosi gli applausi ai 370 esecutori e a Gabriele Verdinelli che con la “Sonata per Santa Cecilia” conquista il pubblico con un lavoro di grande tecnica che pur attingendo da un repertorio classico trova percorsi di dialogo con la platea, sia quella composta da musicisti o da semplici appassionati.

Raccogliendo questo importante successo artistico Verdinelli lascia, dopo 20 anni, la direzione della Santa Cecilia per dedicarsi a nuovi progetti. Si respira gioia ed emozione nella cattedrale per i saluti commossi al pubblico che ringrazia con un infinito applauso.

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