Rinascono le 4 Province storiche Ma perdono poteri e autonomia
Oggi in maggioranza il vertice decisivo sulla nuova bozza dell’assessore Cristiano Erriu Spariscono invece le associazioni di Unioni dei Comuni e Cagliari avrà uno status particolare
CAGLIARI. Tre Province storiche – Sassari, Oristano e Nuoro – riesumate e chissà se per sempre oppure solo fino a quando il Parlamento non riuscirà a cancellare, il passaggio è ancora molto complicato, proprio le Province dalla Costituzione. Poi la nascita ufficiale della Città metropolitana di Cagliari, ma con almeno altre due di secondo livello (il Sassarese e la Gallura?) per non scatenare le solite e inutili guerre di campanile. Serviva una pezza intelligente per calmare gli animi nel Nord e nel Nord-Est della Sardegna ed è arrivata. Infine trenta o al massimo trentacinque Unioni di Comuni, che saranno tracciate sulla mappa «tenendo conto delle regioni storiche della Sardegna e nel rispetto delle Unioni esistenti», per ridurre al «massimo le spese con servizi aggregati e più efficienti». Sono questi i pilastri della riforma degli enti locali e lo sono in gran parte anche della seconda bozza della proposta presentata in questi giorni dall’assessore Cristiano Erriu.
Il vertice. Oggi la versione numero due, è stata consegnata il 10 settembre ai capigruppo del centrosinistra, sarà all’ordine del giorno di un confronto serrato fra la maggioranza e una delegazione ristretta della giunta Pigliaru. È il secondo vertice dopo le ferie estive, l’altro risale a una settimana fa, ma questa volta è stato annunciato con un aggettivo in più rispetto ad altri del passato: decisivo, e lo è per due motivi. Il primo: se entro un mese la riforma dovrà ottenere il via libera del Consiglio regionale, come giurato più volte dal governatore e dagli alleati, i tempi sono ormai molto stretti e non sarebbero possibili altri rinvii, altrimenti aumenterebbe il rischio di un flop cosmico. Il secondo motivo è ancora più politico: senza la nuova mappa degli enti locali, la Giunta non può dare alle stampe il riordino delle Asl, pare sia pronto da settimane, che è un altro punto forte dell’annunciata «grande stagione delle riforme» in cui il risparmio della spesa sanitaria deve essere al primo posto per evitare spaventosi buchi nel bilancio della Regione.
L’ultimatum. È la grande stagione su cui Francesco Pigliaru è stato molto chiaro con gli alleati anche nel maxi conclave di Sanluri, a luglio: «Non possiamo fallire e non potranno esserci improvvise marce indietro». È un messaggio forte, molto vicino a quello che Renzi lancia di continuo ai suoi alleati, dentro e fuori dal Pd, quando parla del nuovo Senato delle Regioni: «Correzioni sì, ma togliamoci dalla testa qualunque tentativo di lasciare le cose così come stanno». Ora anche Pigliaru ha deciso di dare un’accelerata per consolidare la coalizione prima del sempre più possibile rimpasto in Giunta. Il rimpasto è dato per imminente: potrebbe essere entro ottobre. Anche per questo Pigliaru non vorrebbe più allungare le immancabili e interminabili discussioni fra i partiti e tenersi molto alla larga dal pericolo di finire ostaggio delle solite e scalmanate «fronde territoriali».
Le differenze. Rispetto alla prima stesura – approvata alla fine dell’anno scorso dalla Giunta – le novità della seconda bozza Erriu sono soprattutto queste. Sono state cancellate, erano troppo complicate da organizzare, le «Associazioni fra le Unioni di Comuni». Subito dopo: la Città metropolitana di Cagliari avrà gli stessi confini dell’ex Provincia cagliaritana, ma allo stesso tempo altri Comuni, soprattutto quelli del Nord e del Nord-Est della Sardegna, potranno fregiarsi del titolo metropolitano Questo avevano sollecitato i sindaci del Sassarese per non sentirsi emarginati rispetto allo strapotere evidente dell’Area vasta cagliaritana soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti e gli investimenti. Ancora: nella seconda bozza non c’è più traccia della Provincia Sud Sardegna proprio perché la «Città metropolitana di Cagliari avrà confini molto più ampi», cioè come scritto, quelli dell’ex Provincia, e «non più limitati – com’era nella stesura originaria– ai soli Comuni limitrofi a Cagliari».
L’impianto. Nella sostanza il nocciolo è rimasto molto simile a quello del primo disegno di legge. Lo è anche nel numero minimo di Comuni, quattro, e degli abitanti necessari, diecimila, per poter costituire un’Unione. Molto più dettagliata è invece la divisione delle funzioni fra i nuovi enti, anche se il via libera alla ripartizione proposta da Erriu dipenderà molto da come la Giunta riuscirà a rispondere al vero quesito: è una riforma definitiva, con le Province storiche risorte nonostante il referendum popolare del 2012 che le ha abrogate, oppure è una legge ponte? Oggi, dal vertice dovrebbe arrivare anche questa risposta. Con un particolare che va ricordato: nell’affollato conclave di Sanluri,, il centrosinistra ha parlato e condiviso «una transizione temporanea fra vecchio e nuovo modello degli enti locali», mentre questa proposta della Giunta sembra essere una mappa definitiva, di quelle da prendere o lasciare.
I dubbi. È difficile ipotizzare a priori quale sarà l’impatto della seconda bozza sui capigruppo del centrosinistra in Consiglio regionale. Pare che in questi ultimi giorni la riedizione del disegno di legge sia stata passata al setaccio dalle varie segreterie. Il Pd avrebbe detto sì, con solo poche correzioni che oggi saranno presentate dal capogruppo Pietro Cocco. Sel e Sdl (Centro democratico e Partito dei sardi) avrebbero chiesto e ottenuto maggiori delucidazioni sul ruolo delle città metropolitane del Nord. Poi c’è da mettere nel conto che oggi entrerà in gioco il nuovo gruppo dell’Upc (è stato costituito ieri) e pare che i nuovi consiglieri siano decisi a far sentire la loro voce. Anche Rossomori , Sinistra sarda e quello che è rimasto della Base di Efisio Arbau (dichiarato decaduto) avrebbero in mente alcune controproposte.
Le curiosità. Con la nuova stesura, gli articoli sono aumentati: da 60 a 73, nonostante siano state cancellate le Associazioni fra le Unioni. L’altra curiosità è che nella copertina della bozza c’è scritto: la delibera è stata approvata dalla Giunta il 29 dicembre del 2015 e non come sarebbe stato giusto del 2014. D’accordo leggere il futuro e accelerare. ma con parsimonia.
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