La Nuova Sardegna

L’idea di Valledoria: impegnare i profughi nei lavori sociali

di Giulio Favini
L’idea di Valledoria: impegnare i profughi nei lavori sociali

Il Comune firma un’intesa con la cooperativa “Tre Fontane” Saranno impiegati gratis per pulire i parchi e le strade

3 MINUTI DI LETTURA





VALLEDORIA. Un sentiero che porti all’integrazione dei profughi nella comunità di Valledoria. Lo hanno tracciato insieme il Comune e la società cooperativa “Tre Fontane” che qualche giorno fa hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per inserire in varie attività sociali, ricreative e lavorative i circa 120 migranti ospiti nell’ex casa di riposo Padre Pio.

L’obiettivo primario dell’amministrazione comunale di Valledoria, è quello di migliorare le condizioni di vita dei richiedenti asilo politico e di supportare l’attività della cooperativa, nella promozione di corsi di formazione, e di attività di pubblica utilità. «Anche se non abbiamo mai condiviso il modo in cui è stata gestita la vicenda dell’accoglienza – dichiara l’assessore ai servizi sociali Beatrice Serra ideatrice del progetto d’inserimento sociale -, ci siamo presi a cuore l’integrazione di questi ragazzi nell’ambito della nostra comunità, e ci siamo attivati per fare in modo che la popolazione possa vederli come ospiti graditi». Il Comune di Valledoria ha intenzione di avviare progetti di utilità sociale che vanno dalla riqualificazione degli spazi urbani, dei beni culturali (già questo inizio estate i migranti sono stati coinvolti nella pulizia della pineta di San Pietro a Mare), dalla pulizia di strade e parchi all’inserimento in attività agricole, al ripristino dell’arredo e del decoro urbano. Tutto a costo zero. «Posso dire – spiega Beatrice Serra – che i nostri ospiti sono stati molto collaborativi fin dall’inizio quando li abbiamo fatti partecipare alla giornata ecologica per la pulizia della pineta assieme ai ragazzi delle scuole medie. In questa occasione - continua l’assessore - i ragazzi ci hanno chiesto di organizzare delle altre giornate di integrazione. Così abbiamo preso accordi con la cooperativa che li ospita fino a stilare un protocollo d’intesa. I ragazzi offrono la loro collaborazione per quanto riguarda le varie attività sociali e di attività lavorative - conclude Beatrice Serra - a titolo totalmente volontario e gratuito». Non mancheranno però anche corsi di formazione per garantire il più possibile l’inserimento scolastico dei giovani migranti. E saranno incentivate le attività sportive come il calcio, una pratica che i giovani ospiti stanno già esercitando, con squadre composte esclusivamente da ragazzi provenienti dall’Africa, nel campo di calcio comunale in terra battuta. Ma non mancheranno la proiezione di film in lingua originale, e di quelli sull’immigrazione e integrazione con dibattiti conclusivi, che coinvolgeranno anche gli operatori del centro di accoglienza, le associazioni di volontariato e altri enti pubblici e privati. «L’integrazione passa anche dalla parrocchia, tiene a precisare il parroco di Valledoria don Salvatore Melis il primo a tendere una mano ai migranti concedendo la propria tenuta di campagna per dare l’opportunità ai profughi di festeggiare il Ramadam. «La chiesa - spiega don Melis - on si tirerà indietro se ci fosse la necessità di una collaborazione con l’amministrazione comunale. Dei circa cento migranti 26 sono cristiani, e questi tutte le domeniche assistono alla messa e poi vengono a casa per prendere una caffè o a scambiare due chiacchiere». Il Comune di Valledoria curerà il monitoraggio del protocollo d’intesa istituendo un tavolo tecnico di coordinamento costituito da tutte le componenti interessate. Il sentiero verso l’integrazione è segnato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative