La Nuova Sardegna

Uccisa dall’elica, indagato il padre

L’uomo è accusato di cooperazione in omicidio colposo per l’incidente in mare

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CAGLIARI. È indagato anche il padre per la morte della piccola Letizia, uccisa lo scorso 9 luglio dalle eliche del motoscafo Thor a pochi metri dalla spiaggia di Santa Margherita: il pm Sandro Pili contesta ad Andrea Trudu l’ipotesi di cooperazione in omicidio colposo, una forma di concorso nel delitto che attribuirebbe all’imprenditore cagliaritano un livello di responsabilità equivalente a quella finora contestata all’ex campione di windsurf Maurizio Loi. Ma quale sarebbe la colpa del padre, rimasto sconvolto per la morte della figlia? Quella di aver permesso alla bimba undicenne e all’altra figlia di otto anni di tuffarsi dalla poppa dello yacht mentre l’imbarcazione manovrava per invertire la direzione di navigazione, davanti all’affollatissimo lido della località balneare di Pula. Un’accusa che appare indipendente dalla condotta di Loi, che pilotava il Thor: comunque si muovesse la barca - sembra essere la tesi della Procura - buttarsi in acqua in quel momento, dalla parte dei motori e quindi delle eliche, sarebbe stato un atto imprudente. I fatti sono stati ricostruiti nei dettagli: la bambina era sullo yacht con il padre, la sorellina e un gruppo di amici tra cui diversi ragazzini. La barca, arrivata davanti al litorale di Santa Margherita, si era fermata vicino alla riva per far scendere i passeggeri che avrebbero dovuto raggiungere la spiaggia a nuoto. Letizia si era appena tuffata quando i motori erano stati riaccesi, facendo partire le eliche che l’hanno risucchiata ferendola a morte. Qui, stando alla ricostruzione dell’accusa ci sarebbe la responsabilità del padre, perché proprio lui l’avrebbe invitata a gettarsi in acqua. Sempre in base a quanto accertato da chi indaga, sentite le urla il conducente dell’imbarcazione - finito nel registro degli indagati all’indomani della tragedia - si era tuffato per soccorrere Letizia e, dopo averla portata a riva, era risalito a bordo per dirigersi verso Marina Piccola. Oltre ai consulenti nominati dalla Procura per chiarire l'esatta dinamica della tragedia, gli investigatori alle dirette dipendenze del magistrato stanno anche cercando di capire se qualcuna delle persone che si trovavano sullo yacht e che poi si sono tuffate, abbia dato il via libera a muoversi al comandante, l'ex campione di surf Maurizio Loi da subito indagato per omicidio colposo e difeso dall'avvocato Leonardo Filippi. Il coinvolgimento di Andrea Trudu - che ha nominato come difensore di fiducia Massimiliano Carboni - è invece recentissimo, frutto degli accertamenti svolti dai carabinieri e dagli uomini della Capitaneria di porto che stanno lavorando da luglio per fare piena luce sull'incidente.

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