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Scosse il figlio fino alla morte: chiesto il giudizio per il padre

Scosse il figlio fino alla morte: chiesto il giudizio per il padre

L’uomo è accusato di omicidio preterintenzionale, portò il bimbo in clinica per un attacco respiratorio Il 17 novembre ci sarà l’udienza preliminare, la madre ha nominato un legale di sua fiducia

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CAGLIARI. Ora rischia il giudizio il cameriere cagliaritano accusato di aver provocato la morte del figlio neonato scuotendolo con forza per ragioni sconosciute: chiusa l’inchiesta condotta dal pm Danilo Tronci, l’indagato dovrà presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare il prossimo 17 novembre - difeso dall’avvocato Francesco Demurtas - per rispondere di omicidio preterintenzionale, il reato che si realizza quando viene procurata la morte di una persona con atti violenti ma non diretti a provocarla. Il fatto risale a giugno del 2013 quando il padre, allarmato da quella che appariva essere una crisi respiratoria, portò il bimbo nato meno di un mese prima alla clinica pediatrica Macciotta, dove arrivò privo di vita. Dalla segnalazione dell’ospedale partì l’inchiesta giudiziaria e il primo atto d’indagine fu la perizia autoptica eseguita dal medico legale Roberto Demontis, che attribuì la morte del piccolo alla sindrome da bambino scosso (Sbs, Shaken Baby Syndrome). Il perito della Procura osservò come il bambino non fosse affetto da alcuna patologia che potesse causare la crisi respiratoria denunciata dal padre e neppure soffriva di distacco della retina, ritenuto dagli specialisti uno dei campanelli d’allarme più significativi per la Sbs. Messi insieme i dati, la Procura decise per l’iscrizione al registro degli indagati il padre, il cui nome viene taciuto a tutela degli altri figli minorenni. Ora, chiusa l’inchiesta, il pm Tronci ha chiesto il processo e sarà il gup a stabilire se gli elementi di prova raccolti dalla Procura sono sufficienti a mandare l’indagato davanti alla Corte d’Assise. Il piccolo - figlio di una coppia di cagliaritani - era nato a fine maggio. La madre aveva scelto di partorire in casa il bambino che sembrava perfettamente sano. Al sedicesimo giorno dalla nascita, il neonato era rimasto solo a casa con il papà, mentre la madre era andata a sbrigare delle commissioni. Stando a quanto dichiarato dall’uomo - sentito dagli inquirenti all’indomani dei fatti - il bimbo aveva iniziato ad avere problemi di respirazione. Fin da subito medici e inquirenti avevano avuto il sospetto che quella non fosse una morte in culla e per questo il pm Tronci aveva subito avviato l’inchiesta. La madre del bimbo ha incaricato l’avvocato Adriano Sollai di seguire il procedimento per accertare la verità. (m.l)

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