«I migranti una risorsa per l’isola»
L’economista Christian Dustmann: grazie a loro può crescere il Pil e si evita lo spopolamento delle zone interne
CAGLIARI. Il ragionamento è molto economico, ma efficace e d’impatto: «Meno saranno i migranti, più lento sarà lo sviluppo in Europa. La politica deve capirlo: le barriere e i muri non servono. Sono inutili e finiranno per bloccare la crescita delle Nazioni». A sostenerlo è Christian Dustmann dell’University College di Londra, ospite d’onore, a Cagliari, della conferenza nazionale dell’Associazione degli economisti del lavoro. Lo sguardo sulla Sardegna è inevitabile. «So che qui diversi Comuni sono a rischio spopolamento. Bene, con i flussi di migranti è possibile evitare il pericolo che incombe del deserto non solo sociale ma anche economico».
Professore, servono numeri a sostegno del suo studio.
«Eccoli, dal 2001, in Gran Bretagna, gli immigrati hanno contribuito a far crescere di ben 25 miliardi il fatturato. Il che significa: senza i nuovi arrivi, l’economia britannica oggi sarebbe molto più debole».
Però l’Italia sta peggio dell’Inghilterra e la Sardegna ancora di più.
«Giusto l’inserimento degli arrivi stranieri in un impianto che non va ancora al massimo, è più difficile. O meglio ancora più complicato, perché c’è il rischio di un conflitto pesante sotto l’aspetto sociale fra disoccupati locali e migranti in cerca di lavoro. Per evitarlo, non basta più l’economia, è indispensabile il ruolo decisivo della politica»,
Nel concreto cosa dovrebbe fare chi governa?
«Evitare le contrapposizioni etniche, tenere a bada i pregiudizi, favorire l’integrazione e far sì che i migranti da forestieri diventino cittadini effettivi della Nazione che li accoglie».
La proposta è ottima, ma in Europa cresce il razzismo.
«Per fermare i nazionalismi e sgretolare vecchie e nuove barriere, ritorno a parlare da economista. Il nostro studio ha dimostrato che non solo sono importanti i migranti laureati o portatori di alte professionalità, il prodotto interno cresce anche grazie alla quantità dei flussi migratori»,
Un esempio.
«Chi arriva dall’altra sponda del Mediterraneo potrebbe essere impiegato in quei lavori che le popolazioni locali non ritengono più redditizi. Oppure potrebbero dare la scossa, sociale ed economica, a quei territori da cui i giovani del posto fuggono verso le grandi città».
È il caso della Sardegna.
«Esatto. Invece di temere chissà quali invasioni, i migranti sono un valore aggiunto per l’Europa e, con la giusta integrazione, i risultati positivi arrivano».
Potrebbe essere però un percorso molto lento e zeppo di ostacoli.
«Lo ripeto è questo il terreno su cui deve muoversi la politica. Che ha questo ruolo importante: favorire la condivisione di alcuni valori importanti ed evitare invece che le differenze allontanino i popoli fino a trasformare in voragine l’incomunicabilità fra vecchi e nuovi europei».
Da una parte e dall’altra servono dunque passi in avanti e anche fuori dai soliti schemi.
«Non c’è dubbio. Barriere e muri appartengono a un mondo che non esiste più. Siamo nell’era dell’economia globale e dello scambio culturale senza frontiere».
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