Province, proroga di un mese
La nuova mappa: c’è tempo sino a novembre. Intanto si infiamma la polemica tra Sassari e Cagliari
CAGLIARI. Un mese in più, fino a novembre, per decidere la nuova mappa degli Enti locali. La proroga è ufficiale: le Regioni non dovranno più adeguarsi entro ottobre alla legge nazionale che, almeno sulla carta, cancella per sempre le Province.
Anche il Consiglio regionale ha esultato nel sapere della ciambella di salvataggio lanciata dal Governo. Se la scadenza fosse rimasta ottobre, in una quarantina di giorni, l’Aula avrebbe dovuto mettersi al passo, col rischio altrimenti di vedersi scaricato fra le passività anche il costo annuale delle Province, una cinquantina di milioni in Sardegna. Ora i tempi sono più larghi e c’è meno fretta. Trenta giorni in più – dicono i ben informati del Consiglio «saranno utilissimi per discutere meglio la seconda bozza di riforma presentata dall’assessore Cristiano Erriu».
Perché se è vero che, alla luce del sole, la maggioranza di centrosinistra sostiene in ogni occasione di «condividere al cento per cento l’impianto del disegno di legge riveduto e corretto», nel segreto delle stanze cominciano a saltar fuori le differenze e anche gli scontri. Fra i partiti del centrosinistra c’è chi dice, , ancora sotto traccia, che la proposta di Erriu «è troppo complicata ed è alto il pericolo che la macchina amministrativa finisca al collasso». Altri cominciano a essere infastiditi dalle troppe pressioni territoriali: «Non possiamo seguire sempre i ragionamenti di pancia o peggio ancora i campanilismi. Dobbiamo guardare oltre e puntare sul rafforzamento della direttrice Regione-Comuni senza tappe intermedie». In sostanza, la riesumazione delle Province, come pensata dall’assessore, «dovrà essere davvero transitoria». Poi c’è il problema del ruolo assegnato dalla proposta alle Super Unioni, che dovrebbero essere due: Sassari e Olbia. C’è chi non accetta il contentino del «bollino metropolitano» e chiede più poteri, gli stessi della Città metropolitana di Cagliari. Dal fronte opposto la replica è questa: «Non creiamo doppioni di facciata. Basterebbe puntare su Unioni di Comuni forti nel personale e nei finanziamenti». Dunque, le differenze ci sono e ieri il gruppo del Pd ha organizzare un esclusivo faccia a faccia con l’assessore Erriu dopo il vertice di maggioranza all’inizio della settimana. Era necessario. l’incontro ristretto, dopo che attraverso diverse vie alcuni consiglieri del Pd hanno annunciato: «La bozza è solo un punto di partenza e non può essere quella definitiva». Però per il capogruppo Pietro Cocco «al momento decisivo dimostreremo di essere compatti». L’esempio più recente, ricordano le cronache, risale ai giorni del voto sulla legge sull’edilizia, l’ex Piano casa. Furiose discussioni dentro e fuori il Pd, ma con un solo incidente di percorso, la scivolata della Giunta su un emendamento, per poi arrivare miracolosamente uniti al momento della conta finale. «Siamo a buon punto nel confronto – fa sapere Cocco – e con un mese in più a disposizione avremo più tempo per trovare un accordo che accontenti tutti». Anche il centrodestra? «Noi vorremmo – fa sapere il Pd – che la riforma fosse condivisa dalla minoranza. Da parte nostra c’è stata un’apertura, aspettiamo una risposta». (ua)
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