Tangenti e abusi, cinque faldoni aperti
La lente del procuratore su affari immobiliari e ampliamenti sospetti degli hotel extra lusso
PORTO CERVO. Nulla, di quanto è accaduto in Costa Smeralda dal 2005 ad oggi, è sfuggito alle indagini avviate dal procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi. Che sui complessi giri d’affari immobiliari, societari, di pubbliche relazioni e rapporti con gli enti comunali, provinciali e regionali intrattenuti dai precedenti e attuali responsabili dell’ex regno del principe Aga Khan, ha puntato più di un occhio indagatore. Il tutto (apparentemente) cominciò con una banale quanto insignificante lite “condominiale” per dei lavori effettuati sul vecchio molo di Porto Cervo, di proprietà della Regione e in concessione alla Sardegna Resorts srl. Gli scavi non autorizzati per rinnovare impianti luce e idrici furono il grimaldello che consentirono agli uomini dei carabinieri e agli agenti della finanza di andare a spulciare tra le carte depositate nel comune di Arzachena e relative alla pluridecennale collaborazione tra il resorts a cinque stella smeraldino e i vari uffici dell’amministrazione comunale. Caddero le teste di tecnici pluridecorati, come quella del potente dirigente dell’ufficio tecnico Antonello Matiz, che venne indagato, con il progettista di fiducia del Consorzio Costa Smeralda, l’ingegnere cagliaritano Tonino Fadda, progettista delle nuove suite realizzate da Tom Barrack, per una serie di irregolarita urbanistiche. Comparve anche la corruzione, con una presunta tangente da 20 mila euro che l’amministratore di alcune ville appartenenti ad una società russa – il napoletano Francesco Lavorato – avrebbe versato per accelerare la pratica edilizia relativa agli ampliamenti del Piano Casa previsti per Villa Carruba, nel Golfo di Romazzino. Non restarono senza avviso di garanzia, per reati che vanno dal concorso in abusi d’ufficio e abusi edilizi, anche due dei responsabili della Costa Smeralda, l’ex manager di Sardegna Resorts Aleksandra Dubrova e l’attuale amministratore delegato, Mariano Pasqualone, accusati di concorso in abusi edilizi e abusi in atti d’ufficio. Poi arrivarono i sequestri immobiliari, eclatanti, delle suite pentastellate della Costa Smeralda preceduti, nel settembre scorso, dai sigilli (subito tolti dal tribunale del Riesame) del condominio panoramico di Liscia di Vacca, la “Tiara di Porto Cervo”, un residence extralusso realizzato dalla società “le Terre sarde” che annovera, tra i proprietari, anche lo stilista siciliano Domenico Dolce, del duo Dolce&Gabbana. Domenico Fiordalisi in persona guidò i carabinieri nel primo sequestro dei presunti abusi commessi al Romazzino, uno degli hotel a cinque stelle della Costa Smeralda, all’Hotel Cervo e al Pitrizza. Sequestri che fecero scalpore, e altrettanto clamore destarono i dissequestri decisi dal tribunale del Riesame di Tempio, quasi tutti confermati in Cassazione, eccezion fatta per l’ultimo provvedimento cautelare relativo al secondo sequestro delle suite del Romazzino che – stando alla decisione della Suprema Corte – dovrà essere ridiscusso davanti al tribunale del Riesame per vizi procedurali. Cinque inchieste, dunque, tutte finalizzate a scoperchiare quella «zona grigia» che, stando alle ipotesi accusatorie, avrebbe fatto capo ai dirigenti dell’ufficio tecnico che gestivano le importanti volumetrie da realizzare sulla Costa Smeralda. Nessuna delle cinque inchieste è stata, finora, chiusa dal capo della procura gallurese il quale dovrebbe, stando ai tempi tecnici imposti dai termini per la conduzione delle indagini, proroghe comprese, completare gli accertamenti entro la fine dell’anno. (g.p.c.)
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