Più spazio ai mini-impianti
I progetti della Regione sono strettamente collegati al Piano energetico
SASSARI. Diverse le direttrici e le strategie che s’incrociano sull’eolico. Se le coordinate per i nuovi impianti sono state appena fissate dalla giunta, nelle valutazioni più generali entrano in gioco altri elementi. Uno è legato all’agro-zootecnia: pochi mesi fa lo stesso esecutivo ha dato il via libera ai micro-impianti alimentati dal vento esclusivamente quando siano destinati alla sola produzione diretta di ovili e fattorie. Niente più terre date in affitto per vendere l’energia al di fuori degli appezzamenti locali, quindi. L’altro aspetto da tenere presente riguarda il Piano energetico regionale. In questo caso l’eolico è una delle fonti rinnovabili prese in considerazione in un programma dov’è però il metano la principale risorsa individuata per il futuro.
«Con la nuova mappatura vengono introdotte – ha ricordato di recente l'assessore all'Ambiente, Donatella Spano – le classificazioni sulla potenza: questo è importante perché ci protegge dalle speculazioni spesso denunciate da sindaci e proprietari delle aree».
Caratteristiche tecniche che, sempre secondo le intenzioni della Regione, dovrebbero favorire proprio “la produzione di prossimità”: in qualche modo una risposta agli ecologisti, che da tempo sostengono come tutti gli impianti energetici debbano essere comunque proporzionati alle esigenze della Sardegna, senza quantitativi extra per l'esportazione.
Importante, poi, la cornice normativa. La Regione è dovuta intervenire dopo i pronunciamenti della Corte costituzionale sull’osservanza delle disposizioni generali delle linee- guida e sulla possibilità «di procedere solo all’individuazione dei siti non idonei all’installazione di specifiche tipologie d’installazioni». «Nel nuovo e complesso quadro il nostro studio ha così individuato le zone dove gli impianti possono produrre impatto negativo sui valori paesaggistici a seconda delle dimensioni», ha affermato l’assessore all’Urbanistica, Cristiano Erriu. Con un passaggio successivo verranno poi isolate «altre aree non idonee in ragione delle esigenze di tutela connesse alle tradizioni alimentari, alla presenza di produzioni agricole di qualità oppure di particolare pregio rispetto al contesto culturale rurale o per una elevata capacità d'uso del suolo». «E quest’individuazione potrà ovviamente essere aggiornata con il sì finale al Piano energetico», si puntualizza ancora, e non a caso, da parte della giunta regionale. (pgp)
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