La Nuova Sardegna

Rogo doloso nella pineta

di Gian Mario Sias
Rogo doloso nella pineta

Devastati dalle fiamme 15 ettari. Terrore nel cuore del parco naturalistico

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ALGHERO. Una vigilia di fuoco. Oggi si celebra il processo legato alla contorta vicenda giudiziaria che tra il 2010 e il 2011 ha portato al sequestro dei campeggi di Sant’Igori e Sant’Imbenia. Sul banco degli imputati sono 116, per l’accusa quelle strutture contigue – nel cuore della pineta alle spalle del litorale di Porto Conte, nell’Area marina protetta di Capo Caccia, tra la spiaggia di Mugoni e l’hotel Baia di Conte – sono abusive. Qualcuno potrebbe aver voluto ricordare ai magistrati il peso delle loro decisioni.

Un incendio di quindici ettari ha letteralmente raso al suolo il campeggio di Sant’Igori, ha devastato in parte quello di Sant’Imbenia e ha lambito la Stalla, altro storico avamposto per campeggisti e vacanzieri di ogni genere ed età. È un gesto violento, premeditato e messo a segno nel pieno di una notte favorevole, neanche a farlo apposta, perché la notte della vigilia del processo è carica di vento di maestrale. Per chi conosce un minimo di traiettorie, trasformare in un grande rogo quell’area è un gioco di pochi attimi.

L’inferno. Scocca verso l’una del mattino. A Porto Conte, a pochi tornanti da Tramariglio, c’è una vedetta che sovrasta l’oasi naturalistica “L’arca di Noé” e le “Prigionette”, sede del distaccamento dell’Ente foreste. Neanche il tempo di accorgersi da lassù delle fiamme e già a Sassari squilla il telefono della centrale operativa. Partono i primi mezzi, in pochi minuti un’autobotte raggiunge il luogo dell’innesco, di fronte all’incrocio tra Porto Conte, Sassari e Alghero, dove la provinciale che arriva da Santa Maria La Palma interseca la litoranea. Per quanto possa sembrare paradossale da raccontare davanti a quindici ettari fumanti di alberi e di roulotte – sono oltre 250 quelle divorate dalle fiamme – la macchina della protezione civile si attiva con immediatezza e non commette errori. Inizia un viavai di uomini e mezzi che affrontano una sfida impossibile. Si prodigano per limitare i danni, evitando che l’area interessata dall’incendio sia ancora più vasta e che l’attentato produca anche delle vittime.

Fuoco e vento. Arrivano sei squadre della forestale, raggiungono Capo Caccia anche gli uomini di stanza a Sorso e a Villanova Monteleone. E poi i vigili del fuoco di Sassari e di Alghero, la protezione civile che fa capo alla polizia locale di Alghero, i carabinieri, la compagnia barracellare. La partita è impari e lo si realizza subito. È impossibile addentrarsi in quell’area infestata di bombole di gpl. Sono rimaste lì dopo il sequestro di Sant’Igori. In queste condizioni, nel buio, non si può fare di più. Si può solo aspettare che sia l’alba, quando arrivano due canadair provenienti da Olbia e due elicotteri partiti da Bosa e Anela.

Tra le fiamme per ore. L’incendio viene domato intorno alle 7.30, ma i mezzi di terra e di aria continuano a lavorare incessantemente sino al tardo pomeriggio per sedare alcuni focolai che di tanto in tanto vengono rianimati dal maestrale. Nell’arco della mattinata tre diversi incendi vengono appiccati a Fertilia: il primo divampa alle spalle del rifornitore di benzina, all’ingresso del paese; il secondo nel canneto sotto il ponte romano che porta ad Alghero, a ridosso del Calich; il terzo nelle vicinanze della pineta che sino a qualche mese fa ospitava il campo rom. Le forze impegnate nei soccorsi e gli investigatori hanno pochi dubbi: si tratta di un’azione di disturbo, un tentativo di sottrarre attenzioni, mezzi e uomini ai lavori in corso a Capo Caccia. E in effetti gli elicotteri e le autobotti sono costretti sino all’ora di pranzo a fare la spola da un incendio all’altro.

Il coordinamento. Iniziano ad arrivare anche i vertici di tutti gli enti impegnati nelle operazioni, quelli del Parco e le istituzioni. Subito si coordinano in un posto di comando avanzato, una sorta di centrale operativa mobile che prima si insedia all’hotel El Faro e poi si spinge sino alla Stalla. Regione, Comune di Alghero, Protezione civile, vigili del fuoco e forestale e Parco di Porto Conte si incontrano alle “Prigionette” per condividere una strategia. Dispongono che le operazioni vadano avanti per almeno altri due giorni. Poi inizierà la parte più dura, quella della bonifica e della ricostruzione. Bisognerà lavorare duro, per non darla vinta a chi nel buio ha profanato un luogo sacro come un’area protetta.

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