La Nuova Sardegna

Caso bonifiche, a Porto Torres cresce la vigilanza su Minciaredda

di Gianni Bazzoni

Sollecitato un risanamento senza trucchi. Confronto serrato con le società Eni

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PORTO TORRES. Bonifiche vere, senza trucchi e inganni, e investimenti che consentano di valorizzare le potenzialità di un territorio che ha visto soffocate le potenzialità di sviluppo nel settore culturale, storico e ambientale. Porto Torres gioca la partita più importante e il confronto con il governo nazionale e con l’Eni (multinazionale alla quale fa capo Syndial, proprietaria della aree da sottoporre a risanamento) diventa decisivo. In mezzo c’è la storia infinita di un progetto di recupero che è sempre rimasto intrappolato tra le sabbie mobili della burocrazia e di una politica mai stata incisiva e forte, solo confusa sugli obiettivi da raggiungere.

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Pochi giorni fa al ministero dell’Ambiente si è svolta la conferenza di servizi per esaminare il progetto Nuraghe che Syndial intende applicare a tutte le aree da bonificare nel Sito di interesse nazionale di Porto Torres. Le cose non sono sufficientemente chiare, ci sono risposte da produrre a fronte di prescrizioni (quelle sì chiarissime) e vanno sicuramente recuperate risorse significative per fare fronte a interventi che sono complessi.

Il problema principale è la “collina dei veleni” di Minciaredda: un angolo contaminato del quale tutti sanno tutto e dove le misure di prevenzione e messa in sicurezza hanno funzionato male. Nonostante la presenza della barriera idraulica, per esempio, lungo il confine ovest è stata rilevata «una contaminazione esterna con il superamento dei limiti fissati dalle normative per sostanze cancerogene e non». Il progetto Nuraghe è quello scelto tra i diversi presentati nell’ambito di una gara internazionale, ma evidenzia criticità di primo piano. Sono riferite, in particolare, alla creazione di una piattaforma multifunzionale e a due discariche (in loco) per il trattamento e lo smaltimento delle sostanze rilevate nel terreno inquinato.

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Quella è una attività che, già nel 2013, era stata contestata e respinta (all’unanimità) dal consiglio comunale di Porto Torres. Perché, in effetti, basterebbe il buon senso: a che serve creare altre discariche per eliminarne una solo più famosa? È questo l’interrogativo che ricorre da settimane e che è finito anche all’attenzione del Parlamento (interrogazione di Michele Piras di Sel). Il sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo ha confermato che nell’ultima conferenza di servizi sono state rinnovate una serie di prescrizioni alle quali Syndial dovrà attenersi e solo dopo ci sarà la conferenza istruttoria per poi arrivare alla fase decisoria.

Serve una vigilanza alta, dunque, per ottenere una bonifica serie di un pezzo di territorio martoriato, per restituire ai cittadini il diritto a vivere in un ambiente sano, con la consapevolezza che Porto Torres ha un bagaglio di potenzialità in settori alternativi che poche altre realtà possono vantare. Ma per sostenere un nuovo modello di sviluppo, si deve partire da una bonifica vera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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