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Nurnet: «I bronzetti comprati a Londra sono nuragici, lo dirà la casa d’aste»

Uno dei bronzetti acquistati all'asta di Londra
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Uno dei bronzetti acquistati all'asta di Londra

L'associazione di appassionati di archeologia replica a Rubens D’Oriano che mette in dubbio l’autenticità dei reperti acquistati con una colletta

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SASSARI. A stretto giro arriva la replica alle parole dell’archeologo Rubens D’Oriano sui bronzetti comprati a un’asta, tramite una colletta, dai gruppi di appassionati Nurnet e Archeologia della Sardegna: «Quei bronzetti sono falsi» ha dichiarato D’Oriano noto studioso, importante figura della ricerca e alto funzionario della soprintendenza.

A replicare Nicola Manca presidente della fondazione Nurnet, 29 anni, plurilaureato, master in Business Intelligence, si occupa di studi strategici, sviluppo locale e valutazioni di politiche pubbliche.

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«I bronzetti acquistati sono corredati di certificati forniti da una equipe di archeologi che hanno visionato e analizzato i reperti: ad essi, studiosi titolati e competenti, ci siamo giustamente affidati», puntualizza Manca che estrae anche un asso dalla manica: «La casa d’asta è informata di questa “perizia fotografica”, che sta circolando anche nel web ed eventualmente procederà a tutelare i propri interessi nei modi che riterrà opportuni». Sarà, quindi, la casa d’aste londinese Acr Auctions a caricarsi dell’onere di dimostrare che i quattro animaletti sono davvero stati fatti migliaia di anni fa da artisti nuragici.

«Fare una valutazione sulla base di fotografie attinte da internet per stabilirne l’autenticità è, oltre che per nulla professionale – aggiunge Manca – un’opera di fantarcheologia, lontana da ogni protocollo scientifico. Stupisce che l’attenzione sia stata posta sui bronzetti riportati in Sardegna da privati – con risorse proprie – , piuttosto che sugli altri cinque che completavano il lotto e sulle migliaia di reperti che diventano mercificazione della nostra storia ogni giorno».

«Si tratta di un segnale indicativo di come, purtroppo, vengano investiti tempo, energie e risorse pubbliche – insiste Nicola Manca – . Non è l’autenticità in sé, indiscutibile fino a prova contraria, ciò che ha ispirato il recupero di quattro dei nove bronzetti, quanto l’azione come conseguenza moralmente obbligatoria dopo che non era andata a buon fine la raccolta di firme per bloccare l’asta. Ciò che è importante per noi è il messaggio che ha unito tanti cittadini: speranza, dovere civico, tutela della nostra storia.

Dispiace vedere alcuni arrovellarsi dal livore ma la strada che vogliamo percorrere è unicamente propositiva». (pa.cu.)

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