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I dissidi nel partito peseranno sul rimpasto

I dissidi nel partito peseranno sul rimpasto

Sempre più vicino il confronto con il cambio di molti assessori all’interno della giunta Pigliaru

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CAGLIARI. Ogni addio ha la sua estetica. E anche la giunta celebra il rito del rimpasto. Tutto ancora in divenire e tutto legato a doppio filo al momento magmatico del Pd. Non c’è una data, anche se il valzer delle poltorne sembra essere già iniziato. Almeno nelle sedi dei partiti. Tutto top secret, per ora.

Se in un primo momento il rimpasto sembrava essere chiesto solo dal segretario dei Democratici Renato Soru, ora è tutto il partito a volere un nuovo assetto della giunta che certifichi gli equilibri all’interno del partito. A questo si devono aggiungere le richieste che arrivano dagli alleati. Un mix che nelle prossime settimane diventerà un rompicapo per il governatore Francesco Pigliaru.

Gli unici che sembrano fuori dal grande frullatore del rimpasto sono per motivi politici Paolo Maninchedda e Cristiano Erriu. In salvo anche Raffaele Paci e Donatella Spano, molto vicini al governatore.

Per una volontà di turn over degli alleati potrebbero lasciare viale Trento gli assessori Francesco Morandi e Maria Grazia Piras. Ma il rimescolamento maggiore rischia di avvenire tra gli assessori vicini al Pd. Il segretario Renato Soru ha più volte criticato Massimo Deiana, Raffaele Paci e sembra non essere soddisfatto anche di Gian Mario Demuro, indicato da lui.

Una situazione ancora in divenire, anche perché di rimpasto si inizierà a parlare proprio in queste settimane. Lo scoglio del riordino degli enti locali e quello delle Asl dovrebbero essere gli ultimi due atti prima di una discussione all’interno dei partiti di maggioranza.

Ma forse il caos all’interno del Pd potrebbe portare a una accelerazione improvvisa. Anche perché le tensioni aumentano.

L’ultima incomprensione all’interno del Pd è legata al referendum anti trivelle. In molti non hanno gradito la mancanza di un dialogo precedente. Gavino Manca ha votato contro il suo partito. Gli altri hanno preferito evitare lo strappo, ma non hanno gradito il blitz non concordato. Forse solo un casus belli per dare il via al chiarimento all’interno del partito. Indispensabile prima di affrontare il rimpasto. Temi vitali per il Pd, ma che difficilmente l’elettorato riuscirà a capire. (l.roj)

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