La Nuova Sardegna

Il lato oscuro dell’universo spiegato da Guido Tonelli

di Pasquale Porcu
Il lato oscuro dell’universo spiegato da Guido Tonelli

Lo studioso ha diretto il Cern di Ginevra che ha scoperto il bosone di Higgs Ieri a Sassari una affollata lezione in piazza per la “Notte dei ricercatori”

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SASSARI. Se è stata verificata l'esistenza del bosone di Higgs gran parte del merito è di Guido Tonelli, il fisico italiano che ha diretto l'équipe del Cern di Ginevra che ha realizzato l’esperimento che ha fornito la prova concreta della esistenza della particella fino a quel momento solo ipotizzata. Ieri, in piazza Azuni, la conferenza di Tonelli è stata l'evento clou della “Notte dei ricercatori”, seguita da un numerosissimo pubblico, organizzata in diverse piazze e dipartimenti cittadini dall'università di Sassari.Tonelli che è ordinario di Fisica all'Università di Pisa, è stato docente dell'università di Sassari negli anni che hanno preceduto le ricerche al Cern.

Professore, la scoperta del bosone di Higgs ha segnato un momento importante della fisica e non solo. Come spiegherebbe questa scoperta ai non addetti ai lavori?

«Intere generazioni di scienziati hanno sognato di mettere le mani sulla particella che, per quasi cinquant’anni, era sfuggita a tutte le ricerche. Vederla apparire finalmente sui nostri schermi, è stato, per noi, come vedere realizzato il nostro sogno più segreto. La scoperta del bosone di Higgs segna una pietra miliare nella storia della fisica contemporanea. Ora conosciamo in dettaglio il meccanismo che, nell’ universo primordiale, ha differenziato la massa delle particelle elementari dando origine a quel meraviglioso universo materiale che ci circonda. Nulla sarà piuùcome prima».

Gli esperimenti al Cern sono ripresi recentemente mettendo in campo energie maggiori rispetto a quelle gia? rilevantissime che hanno portato alla scoperta del bosone di Higgs. Come mai dobbiamo ricorrere a energie sempre piu’ grandi per indagare il mondo dell'infinitamente piccolo? Abbiamo gia? un'idea di che cosa potremmo scoprire?

«Da aprile LHC ha ripreso a funzionare dopo due anni di lavoro necessari per migliorarne le prestazioni. La macchina sta producendo collisioni all’ energia record di 13TeV, notevolmente superiore ai 7-8TeV che ci hanno portato alla scoperta dell’ Higgs. Energia più alta significa maggiore probabilita’ di produrre nuove particelle super-massicce. Se avremo fortuna, ci potrebbe capitare di scoprire un’ intera famiglia di nuove particelle, le particelle supersimmetriche, anch’esse ricercate da anni. In ogni caso produrremo decine di migliaia di bosoni di Higgs e li metteremo “sotto il microscopio” per cercare anche la piu’ piccola delle anomalie che potrebbe indicare fenomeni di nuova fisica».

Si sente dire spesso che quello che conosciamo in Fisica è una minima parte di cio? che dobbiamo ancora scoprire. Ma che cosa non sappiamo ancora del mondo che ci circonda e dell'origine dell'universo?

«È assolutamente vero. La materia ordinaria, quella che conosciamo, costituisce solo il 4% dell’ universo. Il 27% e’ materia oscura, il resto e’ energia oscura, una forma misteriosa di energia che pervade l’ universo intero. Di questo “lato oscuro dell’ universo” non sappiamo assolutamente nulla. Se e quando si trovera? l'origine della materia oscura dovremo forse rivedere nel profondo la nostra concezione della materia».

Nella ricerca scientifica si spendono molti denari. Proprio dalla ricerca, però, arrivano ricadute e applicazioni davvero importanti anche per la vita di tutti i giorni. E' successo così anche per le ricerche sul bosone di Higgs?

«Le tecnologie sviluppate per costruire LHC ed i suoi rivelatori stanno gia’ cambiando la nostra vita quotidiana: materiali innovativi, elettronica superveloce, nuove attrezzature diagnostiche per la medicina, piu’ avanzati sistemi di calcolo distribuito. E siamo solo all’ inizio. Dovremo forse aspettare qualche decennio per avere un quadro più completo dell’ impatto sociale ed economico delle nuove conoscenze».

La ricerca si può fare solo in strutture complesse come il Cern oppure c'è spazio anche per piccole università come quella di Sassari?

«Il CERN, per certi versi e’ insostituibile. Ma occorre ricordare che e’ un laboratorio europeo, e’ anche un “nostro” laboratorio. Sono centinaia i gruppi di ricercatori di Universita’ piccole e medie come Sassari che partecipano alle ricerche. Quando si hanno a disposizione, giovani brillanti e che bruciano di passione per la ricerca, come succede all’ Universita’ di Sassari in molti campi, e’ sufficiente inserirli in ambito internazionale, metterli a confronto con le grandi sfide mondiali e dare loro fiducia. I risultati arriveranno da soli».

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