La Nuova Sardegna

A Olbia allerta massima dopo l’alluvione del 2013

di Antonello Palmas
A Olbia allerta massima dopo l’alluvione del 2013

Oggi e domani la città si ferma: dopo Cleopatra nessuno vuole correre rischi Gli agenti della polizia locale hanno avvisato la popolazione con i megafoni

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OLBIA. Mai come ieri è apparso chiaro come la Grande Paura sia rimasta impressa in maniera indelebile nel Dna degli olbiesi. Il ricordo riemerge ogni volta che piove, persino quando le gocce sono davvero poche come accaduto sino a ieri sera: ma il tam tam mediatico è più che sufficiente per mettere i brividi alla gente. Accade da quel terribile 18 novembre 2013, quando la Sardegna, e in particolare Olbia, furono travolti dal ciclone Cleopatra e fu la città a pagare il prezzo maggiore in termini di vittime: sei in città, altre tre in periferia. E poi i quattro morti di Arzachena.

Olbia ha deciso di chiudere i battenti per due giorni. Non solo le scuole di ogni ordine e grado, sino a tutto venerdì: anche gli uffici pubblici non apriranno. Niente raccolta differenziata, mentre l’Asl ha limitato alle urgenze l’attività e le visite dei parenti in ospedale. Esagerazioni? Qui nessuno ha più voglia di rischiare e di far rischiare niente. E quanto accaduto meno di due anni fa lo giustifica pienamente. E l’aspetto altamente positivo di quanto visto ieri è che questa volta, contrariamente a 22 mesi fa, la popolazione era informata e consapevole. Attanagliata dall’ansia, ma consapevole.

Basta molto meno che il quadro prospettato per queste giornate a far scattare la preoccupazione. Non deve sorprendere se già da giorni, da quando gli oracoli del meteo, le cui profezie hanno trovato facile veicolo nel web, hanno cominciato a prefigurare una settimana affatto facile per l'isola, non si parla d'altro. E avvicinandosi l’ora x il “clima dell'animo” si è fatto sempre più grigio, più del cielo plumbeo che da giorni caratterizza il panorama del capoluogo. L'alluvione ha lasciato ferite mai rimarginate nel cuore dei galluresi. Pronte a sanguinare nuovamente al primo accenno di pericolo.

Ieri la città aveva un aspetto spettrale. Eppure fuori non diluviava affatto. Ma bastava passare in alcune strade solitamente molto trafficate, come ad esempio viale Aldo Moro, per rendersi conto che non era una giornata normale. Poche auto che sfrecciavano con i fari accesi in pieno giorno, pochissimi passanti. Lo sguardo andava a quel cielo del quale nessuno si fida più. Ma anche ai canali, apparentemente sonnolenti, che in quel famigerato novembre portarono la morte.

Quando ieri mattina l'allarme si è trasformato da arancio in rosso, la paura ha gettato la maschera. Una paura irrazionale che il Comune ha cercato di limitare pregando i media di non fare allarmismo per evitare il panico. Il sindaco aveva già preparato con largo anticipo le ordinanze, così quando è arrivata la direttiva dalla protezione civile regionale è bastato un clic per farle partire. Ha fatto impressione vedere gli agenti della polizia locale usare i megafoni per avvisare la popolazione sul tipo di allerta, consigliando in caso di necessità di stare nei piani alti delle abitazioni, evitando di passeggiare e di sostare vicini a canali. Come in un film del terrore vintage. Nel frattempo il cosiddetto mini Coc è stato sostituito dal Coc (centro operativo comunale) attivato nella sala consiliare di Poltu Cuadu, dove si monitora ora per ora la situazione. Era previsto un possibile peggioramento per la scorsa notte. Chissà quanti hanno chiuso occhio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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