La Nuova Sardegna

Il ponte della burocrazia abbattuto a colpi di ruspa

di Dario Budroni
Il ponte della burocrazia abbattuto a colpi di ruspa

Era stato spazzato via dall’alluvione del 2013 che aveva devastato la città L’amministrazione era contraria, ma era stata costretta a ricostruirlo identico

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OLBIA. Il ponte di via Vittorio Veneto è il simbolo di questo disastro. È il simbolo di una burocrazia cieca che ha costretto il Comune a ricostruirlo come era prima. Contro il volere del sindaco Gianni Giovannelli. Ed è il simbolo di come le opere fatte male contribuiscano a trasformare la città in un guado. Dopo una notte di pioggia il ponte è diventato un tappo. L’acqua non è riuscita a scorrere tra le mini campate e così la vecchia struttura si è trasformata in una diga. Logico, normale. Come due anni fa. Il quartiere di Isticcadeddu si è così ritrovato sommerso dal fango soprattutto perché il ponte tra via Vittorio Veneto e la statale 127 ha ostruito il corso dell’acqua impazzita. Ieri è successo sia di mattina che di pomeriggio. Alla fine però il sindaco Gianni Giovannelli ha ordinato l’immediata demolizione della struttura. Il ponte è venuto giù in pochi minuti sotto i colpi di un escavatore. Una storia lunga e imbrigliata nella burocrazia, quella del ponte maledetto che per la seconda volta ha contribuito all’inondazione di Isticcadeddu. Era stato ricostruito due anni fa subito dopo il ciclone Cleopatra. Ieri è tornato a fare parecchio male.

Il ponte maledetto. Isticcadeddu è andata sott’acqua due volte. Il livello del rio Siligheddu si è alzato all’improvviso e l’acqua ha subito trovato una certa difficoltà a scorrere sotto il ponte. Una costruzione vecchia, ingombrante, sorretta da tre minuscole arcate che si poggiano direttamente sul letto del fiume. In più la corrente ha trascinato di tutto: canne, piante, tronchi, rami, bombole. Detriti che hanno di fatto tappato il ponte di via Vittorio Veneto. Di conseguenza l’acqua, trovandosi davanti a una vera e propria diga, ha scavalcato gli argini e inondato tutto il quartiere. Cittadini e soccorritori hanno provato a stappare il ponte dai detriti. È intervenuto anche un mezzo meccanico di alcuni rom che abitano in città. Nel pomeriggio, durante la seconda piena, una ruspa ha buttato giù mezzo ponte su ordine del sindaco Gianni Giovannelli. L’opera di demolizione sarà forse terminata oggi.

Il sindaco. Durante l’alluvione del 2013 era successa la stessa cosa. Anzi, quella volta il ponte fu fortemente danneggiato e la strada completamente spazzata via. Ma in dieci giorni il ponte fu ricostruito dal Comune con parte dei soldi stanziati dalla Protezione civile per la ricostruzione. Una soluzione dettata da paletti burocratici su cui, però, Giovannelli mostrò fin da subito più di una perplessità. «La Protezione civile aveva previsto la ricostruzione del ponte danneggiato con la stessa modalità con la quale era stato costruito prima – spiega Giovannelli –. Avevamo chiesto di ricostruirlo ex novo con una campata unica e non uguale al precedente, ma i fondi della protezione civile per le emergenze riguardavano solo il ripristino e non è stato possibile farlo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti». Nei prossimi giorni Giovannelli sarebbe dovuto andare in Regione per discutere delle criticità principali di Olbia. Di quelle opere «incongrue» come appunto il ponte di via Vittorio Veneto, la ferrovia di via Portogallo, la rampa di via Roma. «Tutte opere che l’amministrazione ha chiesto di poter abbattere con procedure accelerate e per le quali era previsto un incontro a Cagliari».

La rabbia del quartiere. Tutti se la prendono con il ponte e con chi l’ha ricostruito. In mattinata il comitato di quartiere aveva anche annunciato una manifestazione di protesta, poi annullata dopo l’abbattimento del ponte. «La causa di tutto è il ponte. Se non ci fosse stato l’acqua sarebbe defluita con più facilità – dice Antioco Tilocca, presidente del comitato –. La struttura poteva contenere giusto un quarto dell’acqua passata di qui. Lo avevamo detto tante volte. Il ponte ha fatto da diga e il rione si è allagato. Paradossalmente Isticcadeddu ha fatto da vasca di laminiazione e ha contenuto la piena che avrebbe potuto inondare gli altri quartieri».

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