La Nuova Sardegna

Il sindaco: «Il paese non è più al sicuro»

di Sergio Secci
Il sindaco: «Il paese non è più al sicuro»

Omar Cabras chiede che vengano sbloccati i fondi per realizzare un nuovo sistema di scolo

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Un paese stravolto con strade sventrate, ridiventate ciò che erano, cioè letti di torrenti, cantine e seminterrati allagati, detriti e fango dappertutto. Torpè si lecca nuovamente le ferite dopo il passaggio del ciclone che mercoledì ha riversato sul paese una quantità d’acqua impressionante. Dopo una notte e un giorno continuo di pioggia, la situazione è peggiorata a partire dalle 21 ed è diventata catastrofica da mezzanotte alle due, quando si sono aperte le cateratte del cielo e da Monte Nurres, che si trova alle spalle del paese, sono arrivate le piene di alcuni torrenti in secca per gran parte dell’anno. Riu Santa Ittoria, Rio Monte Nurres e Biddanoa sono diventati veri e propri fiumi d’acqua che si sono riversati con forza sull’abitato causando gravissimi danni alle infrastrutture e alle case più vicine. Gli abitanti, coadiuvati dagli operai dell’ente foreste, protezione civile e tanti volontari, si sono nuovamente rimboccati le maniche e hanno iniziato a spalare fango da scantinati e marciapiedi e liberare dai detriti le cantine alluvionate.

Il sindaco Omar Cabras che ha seguito da vicino l’evoluzione degli eventi coordinando dal Comune la macchina dei soccorsi assieme agli assessori e vigili urbani. Cabras parla di disastro annunciato: «Sarà così a ogni temporale se non si interviene a monte dell’abitato con la costruzione di una rete di canali che permetta di raccogliere l’acqua che arriva dalla montagna. In paese si è intervenuti una trentina di anni fa con la realizzazione di canali tombati che si stanno rivelando insufficienti a far defluire l’acqua piovana». Via Monte Nurres il giorno dopo sembrava una strada colpita da una scossa sismica. La via d’ingresso al paese, la zona del campo sportivo e via Monte Nurres invase da fango e pietre. Con potenti ruspe è stato scoperchiato il canale, largo circa un metro e altrettanto profondo per dare sfogo alle acqua. Gli operai e i residenti hanno lavorato con vanghe e zappe per aprire nuovi varchi. I detriti sono stati portati via con i camion.

«Eppure un progetto per mettere in sicurezza il paese c’era “afferma il tecnico comunale Giovanni Dejua, avevamo anche il finanziamento che è stato poi dirottato per mettere in sicurezza gli argini. Lavori urgenti anche quelli, ma intanto gli abitanti vivono ogni pioggia con la paura di nuovi disastri». La conta dei danni sarà fatta non appena passerà l’ondata di maltempo, ci vorranno centinaia di migliaia di euro solo per realizzare una rete di scolo interna all’abitato e probabilmente un altro paio di milioni per mettere in sicurezza il paese dall’acqua piovana che si riversa nell’abitato a ogni temporale.

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