La Nuova Sardegna

Il sindaco: stato di calamità Oggi arrivano i militari

di Giampiero Cocco
Il sindaco: stato di calamità Oggi arrivano i militari

Gianni Giovannelli sollecita l’intervento immediato del Governo Il ministro Pinotti invia i soldati del genio della Brigata Sassari di Macomer

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OLBIA. Una città e un territorio disastrati, finiti sott’acqua per la seconda volta nel giro di due anni. L’incubo dell’alluvione del 2013 non si è ancora dissolto, con il suo carico di lutti e devastazioni, che l’acqua ha nuovamente invaso strade, negozi, abitazioni e scantinati, inondando e affossando in fondo alla melma le speranze di ripresa di Olbia e dei suoi abitanti. Un terrificante déjà vu che il sindaco Gianni Giovannelli non avrebbe mai pensato di rivivere, riconfermando, per la seconda volta in due anni, la richiesta di calamità naturale per la sua città. E sempre a causa della maledetta acqua che il vasto bacino imbrifero riversa nella piana di Olbia e in città, attraverso i canali di scolmamento. Canali che ieri, come due anni fa, hanno trovato gli stessi ostacoli, gli identici percorsi sotterranei murati, la stessa difficoltà a sfociare, naturalmente, nel mare del golfo di Olbia. Per di più il ritmo della maree (ieri alta) e dei venti, soffiava il grecale, hanno fatto da diga al naturale deflusso della valanga d’acqua che, in tre interminabili riprese, si è riversata in città. Una situazione da bollino rosso preventivamente annunciata dalla protezione civile regionale che ha permesso al Coc (il centro operativo comunale, costituito nell’aula consiliare della ex scuola alberghiera di Poltu Quatu, stabile dichiarato inagibile) di predisporre le misure di prevenzione e sicurezza per popolazione e territorio che ha funzionato alla perfezione. Al termine di una giornata convulsa, con ben tre ondate di piena che hanno allagato la città e il suo hinterland, non si è registrato nessun ferito, tantomeno vittime a causa del ciclone che staziona sul nord Sardegna da ieri mattina, quando le prime piogge hanno bagnato la Gallura. Un temporale atteso con ansia e timore dalla popolazione, avvertita con ogni mezzo di comunicazione possibile dalla protezione civile e dalla polizia locale, che hanno girato per le vie della città con i megafoni annunciando le piogge e spiegando le norme per salvaguardare vite umane e beni. Eccezion fatta per i seminterrati e pianterreni dei quartieri di Isticcadeddu e Bandinu che, per via dell’orografia del terreno (già aree acquitrinose) sempre soggetti ad allagamenti. La paura dell’acqua ha comunque stretto nell’angoscia la popolazione per due notti, mentre per oggi si prevede la tregua nelle precipitazioni che, nel giro di 36 ore, hanno riversato in città oltre 123 millimetri d’acqua per metro quadrato. Al Coc, nel pomeriggio di ieri, è stata anche decisa la demolizione del ponte di via Vittorio Veneto, un manufatto costruito quasi cent’anni fa dall’Anas sul rio Siligheddu. Un tappo che, con le sue arcate e tubature, ostacolava il deflusso dell’onda di piena, facendo tracimare il fiume in mezzo alle case. Gianni Giovannelli lo ha proposto e il prefetto di Sassari Pietro Giardina ha disposto l’abbattimento del ponte, avvenuto in tre fasi. Sarebbe bastato demolirlo e ricostruirlo, con una campata, all’indomani dell’alluvione di due anni fa anzichè spendere non si sa bene quanti soldi per ripararlo, restringerne la carreggiata e dotarlo di una passerella per i pedoni. Una prevenzione e una attività di coordinamento delle forze in campo – protezione civile, gli immancabili vigili del fuoco, i volontari, polizia di Stato, carabinieri, il genio civile, il reparto del genio della Brigata Sassari inviato dal ministro della difesa Roberta Pinotti, i carabinieri del reparto territoriale e gli uomini della polizia locale diretti dal comandante Gianni Serra – quasi perfetta, come una delle tante esercitazioni. Restano ora da quantificare i danni alle infrastrutture e alle abitazioni, ingentissimo.

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