Pigliaru in prima fila: «L’unità di crisi ha superato l’esame»
Il governatore: «Siamo riusciti a mettere al sicuro la gente» Battesimo per il Centro funzionale della Protezione civile
CAGLIARI. Nel 2013 non c’era il coordinamento e la Protezione civile nazionale denunciò allora con forza quel vuoto inspiegabile che durava ormai da dieci anni. «Gran parte del disastro provocato dal ciclone Cleopatra è stata colpa della mancata organizzazione e dell’assenza d’informazioni fra le forze in campo prima e dopo il nubifragio», fu l’accusa. Scoppiò un putiferio per quell’affondo del prefetto Franco Gabrielli: aveva ragione lui. Da quando anche la Sardegna, era una delle ultime regioni a non averlo, ha il suo «Centro funzionale decentrato» la macchina della Protezione civile regionale ha davvero un altro passo. Il battesimo della struttura che deve «dare l’allarme e coordinare gli interventi di soccorso» è stato ancora con un ciclone: il Mediterraneo. La prova sul campo è stata superata a pochi mesi da l giorno in cui la centrale è diventata autonoma, il primo a gennaio. «Siamo molto soddisfatti di come l’unità di crisi ha risposto all’allarme che è scattato, come doveva essere, con molto anticipo». A dirlo è il presidente della Regione Francesco Pigliaru, che proprio nella centrale operativa civile ha trasferito ufficio e staff dall’inizio dell’allerta. Quand’era davanti ai venti monitor che tenevano sotto controllo la tempesta d’acqua e i territori più a rischio, ha ricevuto la telefonata del presidente del Consiglio. «Renzi – sono le parole di Pigliaru – ha voluto sapere subito l’entità dei danni, ma soprattutto ha fatto i complimenti alla Sardegna per essere riuscita a mettere al sicuro le persone». La soddisfazione più grande è stata proprio questa: «Aver messo al sicuro le popolazioni, Era questo il nostro primo obiettivo e l’abbiamo raggiunto». Il merito è di chi ha lavorato giorno e notte nella sala operativa integrata della Protezione civile regionale, è il cuore pulsante dell’ormai benedetto Centro di coordinamento, e soprattutto delle forze in campo e dei sindaci. «La catena di comando ha funzionato a dovere», ribadisce l’assessore all’Ambiente Donatella Spano dopo aver ricordato che «abbiamo schierato diecimila uomini pronti a spostarsi da un Comune all’altro, com’è poi accaduto, per far fronte alle situazioni più critiche». Due colonne di pronto intervento sono state trasferite nella notte di giovedì da Nuoro e Sassari a Olbia, «perché era lì, come c’è stato immediatamente segnalato dal sindaco Giovannelli, che dovevamo intervenire». Il coordinamento ha funzionato, le persone sono state messe al sicuro con largo anticipo e sono stati decisi anche «i comportamenti di autotutela degli abitanti»: è questo il concetto ripetuto più volte anche dal capo della Protezione civile regionale Graziano Nudda. «Sono stati tutti bravi – è la sintesi – e dobbiamo continuarlo a esserlo fino a quando dovunque il codice rosso non sarà declassato ad arancione e poi a giallo». L’importante era uscire indenni, cioè senza vittime, dall’emergenza. L’operazione è ancora in corso, ma dà sicurezza vedere lavorare in piena armonia, in una sola stanza, chi indossa la divisa dei vigili del fuoco, e le magliette multicolori dei volontari, mischiate a quelle blu scuro della Protezione civile e alle verdi dell’Ente foreste. Alla prima conferenza stampa con il ciclone Mediterraneo ancora sulla testa, hanno partecipato anche il commissario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina e Gavino Diana, comandante dei forestali. Non diranno una parola, ma hanno il viso rilassato ed è questa la prova che «l’intera struttura ha resistito all’impatto e alla fine ha vinto la sua prima grande sfida».
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