Saremar, i marittimi sul campanile
Carloforte, la protesta dei lavoratori che rischiano il licenziamento il 31 dicembre
CARLOFORTE. Maddalena chiama, Carloforte risponde. Ieri, un gruppo di marittimi si sono barricati sul campanile della chiesa. Per i lavoratori della Saremar si profila un licenziamento di gruppo al 31 dicembre prossimo, senza alcuna garanzia di mantenere il posto. Dalle prime ore della mattinata, sono entrati nella chiesa di San Carlo Borromeo e, sull'altare, hanno esibito uno striscione emblematico, con la scritta «Siamo rimasti soli«. Poi, sono saliti sul campanile raggiungendo la sommità. «Gli errori della politica regionale – ha detto uno di loro – sono stati scaricati addosso ai marittimi Saremar, ma a pagare saranno le comunità isolane. La politica ha messo nei guai una società sana, la politica la tiri fuori, è una vergogna». Tra i primi a salire sul campanile anche il rappresentante locale della Cgil Gregorio Vacca, che ha affidato un suo commento al web. «Dopo anni di lavoro ecco cosa ci tocca fare per difenderlo. I politici dovrebbero fare i politici, non gli imprenditori». Divulgata la notizia, anche altri marittimi Saremar sono pronti a raggiungere i colleghi. L'azione in corso, ha fatto seguito ad una ennesima, forte protesta dei sindacati, con un duro comunicato delle segreterie regionali di Federmar Cisal ed Ugl Mare contro la classe politica regionale «rea di aver creato e perpetuato le condizioni del fallimento Saremar» e al presidente Pigliaru, accusato di immobilismo e silenzio prolungato in questa annosa vicenda.
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