La Nuova Sardegna

Il faro della Procura sui danni del ciclone

di Giampiero Cocco
Il faro della Procura sui danni del ciclone

Avviata un’inchiesta conoscitiva sul ponte e per stabilire se esistano responsabilità per l’inondazione

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TEMPIO. Per ora è soltanto una copertina per “atti relativi” all’alluvione che ha colpito Olbia e la Gallura il 1° ottobre 2015. Ma ben presto l’inchiesta conoscitiva avviata dalla procura della Repubblica su quanto è avvenuto a Olbia e dintorni – ponte di Via Vittorio Veneto compreso, quello modificato nelle infrastrutture superiori dopo l’alluvione del novembre 2013 e fatto saltare ieri l’altro per consentire il deflusso delle acque – si allargherà a tutto il bacino imbrifero che ha portato alla seconda esondazione in due anni (questa volta in tre ondate distinte) dei diversi corsi d’acqua che attraversano Olbia. L’indagine, affidata al sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Angelo Beccu dal capo degli uffici inquirenti galluresi, Domenico Fiordalisi, è al momento un embrione da “nutrire” con i diversi rapporti informativi che, nei prossimi giorni, arriveranno sul tavolo del magistrato che conduce l’inchiesta. Documenti ufficiali, come quelli riguardanti i costi di ristrutturazione del ponte sul rio Isticcadeddu, quel tappo di via Vittorio Veneto che Gianni Giovannelli voleva far saltare sin dalla prima e luttuosa alluvione del 2013 e che invece la protezione civile ha voluto lasciare intatto, con le sue tre campate in granito realizzate nel 1922, quando venne costruita la strada Statale 127 Olbia-Tempio Sassari (lungimiranti, i politici dell’epoca, nell’individuare e unire i tre centri il cuore pulsante del nord Sardegna) e il ponte era al chilometro zero, partendo da Olbia. Tre campate più che sufficienti a scaricare l’acqua piovana che all’epoca confluiva nella piana olbiese e, attraverso il rigagnolo di Isticcadeddu, che diventava torrente impetuoso soltanto dopo un temporale, si riversava in mare, nell’attuale via Roma. Poi i piani di risanamento hanno sconvolto la città, i corsi d’acqua sono stati imbrigliati tra le case, molte delle quali costruire sul greto dei torrenti. Il nucleo portante di tre inchieste avviate dalla magistratura nel 2013, quando Olbia e il suo territorio venne devastato dalla furia delle acque e nel fango rimasero intrappolate e uccise 9 persone e 2 bimbi. C’è una complessa perizia idrogeologica, disposta dall’allora sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Riccardo Rossi (il quale, il 30 settembre, ha lasciato la magistratura), che ricalca le ricerche sul territorio dei corsi d’acqua e i suoi attuali intoppi, effettuate in quell’occasione dall’efficiente nucleo investigativo del corpo forestale regionale (che possiedono i “papiri” le vecchie carte oro-topografiche di tutta la Sardegna); una perizia che include tra le “criticità non naturali” le strozzature del ponte di via Vittorio Veneto e i diversi tombamenti dei canali che attraversano Olbia e limitano il deflusso delle acque piovane verso il mare. Limitano è un eufemismo perché sotto uno di questi canali tombati è stato trovato di tutto, da quanti si occuparono di ripristinarne la funzionalità. Compreso un muro che impedisce il normale scorrimento dell’acqua. Anche questo mai abbattuto. Una perizia che, all’occorrenza, potrà tornare utile alla nuova indagine avviata dalla Procura. Nel frattempo, mentre le polemiche sul ponte demolito crescono giorno dopo giorno, tra interrogazioni parlamentari e richiesta di chiarimenti in ambito regionale, l’indagine della magistratura prende corpo. L’attenzione dei magistrati non si accentrerà soltanto sul ponte abbattuto, ma è tesa ad accertare le cause che hanno portato all’esondazione, il 1° ottobre scorso, dei tanti corsi d’acqua che attraversano la città e sulla loro regolare manutenzione, considerato che in diversi casi erano state segnalate delle “criticità” dovute alla vegetazione che occupava il letto del rigagnolo e ai canneti che erano cresciuti rigogliosi lungo le sponde dei corsi d’acqua. Allo stato attuale non è possibile prevedere dove porterà l’indagine conoscitiva appena avviata dalla magistratura gallurese. «Sono atti dovuti –dicono in Procura – una attenzione più che doverosa sugli eventi che hanno colpito la città di Olbia e altri centri della Gallura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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