Il ministro a Olbia con Pigliaru. Galletti: «Mai più condoni edilizi»
Il capo del dicastero dell’Ambiente chiederà lo stato di calamità e annuncia la linea dura del Governo. Il presidente della Regione: il sistema di allerta ha funzionato, ma i danni vanno ancora stimati
OLBIA. Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, atterrato a Olbia per valutare personalmente i danni causati dall’alluvione, ha scelto la città gallurese per annunciare la tolleranza zero decisa dal Governo sui condoni edilizi. Davanti alle cartografie della città di Olbia il ministro ha discusso a lungo con il presidente della Regione Sarda Francesco Pigliaru, il capo della Protezione civile nazionale Fabrizio Curcio, i sindaci del territorio guidati da Gianni Giovannelli, primo cittadino di Olbia. Ha spiegato loro, e successivamente illustrato il tutto in conferenza stampa, che il Governo ha stanziato 80 milioni di euro, dei quali 16 pronto cassa, per mettere in sicurezza il territorio di Olbia, città inclusa – a torto o a ragione –, tra le aree metropolitane. Sul fronte della speculazione edilizia il ministro dell’Ambiente è stato lapidario.
«Mai più condoni edilizi in questo Paese – ha detto Gian Luca Galletti –. Abbiamo visto cosa vuol dire costruire male, e questo non possiamo più permetterlo. Non parlo nello specifico di Olbia – ha precisato il ministro – ma in tante zone d’Italia si è costruito tanto e male. Lo Stato ha stanziato 12 milioni di euro per gli abbattimenti, e sarà mia premura assicurarne la copertura una volta esauriti», ha spiegato il ministro. In relazione alla richiesta di stato di emergenza avanzata dall’amministrazione comunale di Olbia il responsabile dell’ambiente è stato altrettanto schietto e preciso.
«Non conosco l’entità dei danni che la città di Olbia ha subìto, è una attività di controllo e verifica demandata ai competenti organi di Protezione civile, Regione e comuni. Non sono io, come singolo rappresentante del Governo, a decidere sull’emanazione del decreto sull’emergenza, ma è una decisione del consiglio dei ministri, 15 dicasteri. Da parte mia posso assicurare la massima disponibilità per garantire questo status alla città di Olbia». Il governatore della Sardegna Francesco Pigliaru ha invece sottolineato che «il passaggio del ciclone sull’isola ha creato danni ancora da stimare, ma non si è lasciato dietro nessuna vittima. Questo grazie alla perfetta organizzazione del nuovo sistema integrato di allerta e monitoraggio che include i coc e la protezione civile regionale e nazionale – ha detto Pigliaru –. Un organismo di nuova istituzione che ha funzionato a dovere, garantendo sicurezza alla popolazione. Abbiamo raggiunto il primo obiettivo: evitare che vi fossero vittime nonostante la violenza dell'evento. Questo è stato il risultato migliore che avremmo potuto ottenere e ha dimostrato il grande miglioramento e il passo avanti che la Sardegna, tutta insieme, ha fatto sul fronte della Protezione civile», ha chiarito il governatore». Al ministro Galletti: «Chiediamo allo Stato di contribuire con risorse e regole adeguate, consentendo di accelerare i tempi nei quali eseguire le infrastrutture, perché non possiamo far passare gli otto anni di media che servono per realizzare le opere pubbliche».
Ieri era a Olbia anche il capo della protezione civile nazionale Fabrizio Curcio: l’intenzione era quella di fare un sopralluogo nelle aree maggiormente colpite dall’alluvione, ma il progetto è saltato a causa della civile protesta di diversi cittadini, affondati e messi in ginocchio nel fango per due volte nel giro di due anni. Queste le parole di Curcio: «L’allerta meteo del 27 settembre era stata messa ingiustamente sotto accusa. Le precipitazioni ci sono state ma si sono verificate in mare. Non dobbiamo perdere la fiducia nel sistema. Peraltro va considerato che siamo di fronte alla terza allerta rossa di quest’anno in Sardegna. Dal 2010 ne abbiamo avute nove». Nel visitare il Coc, il centro operativo comunale, il capo della protezione civile ha detto che «c’è stato una grande miglioramento nella macchina organizzativa, una perfetta integrazione tra le diverse forze in campo».
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