Il gigante dei libri visto dall’isola, tra dubbi e timori
Gli scrittori sardi davanti alla fusione Mondadori-Rizzoli Attesa ma anche delusione per il silenzio degli intellettuali
Gli scrittori sardi intervengono sul nuovo gigante editoriale che si è creato con l’acquisizione della Rizzoli da parte della Mondadori. Preoccupazione per un monopolio che si concretizza, ma anche fiducia nei confronti dei professionisti di un’industria fragile, e critica al silenzio degli intellettuali.
Salvatore Mannuzzu. «Il mio primo romanzo è uscito da Rizzoli; tutti gli altri e le poesie da Einaudi. Sono un po’ parte in causa? Scherzo: è facile ripeterlo, i monopoli condizionano negativamente il mercato. E nel mondo dell’editoria il monopolio nuoce particolarmente: la pluralità dei soggetti è essenziale. Questo non significa che questa fusione porti automaticamente a limitazioni dell’autonomia delle scelte editoriali: chi le compie può e deve resistere. Ma è evidente che prende corpo un rischio che prima non c’era. Devo però dire che io – pur avendo una fedina politica caparbiamente sporca, secondo logiche di destra – non ho incontrato mai freni di sorta dentro la Einaudi. Mi affido dunque alla dignità professionale dei funzionari delle case editrici; e spero, spes contra spem, nell’interesse dell’imprenditore a non banalizzare e livellare la gamma delle offerte».
Alberto Capitta. «Quello che accade è così banale, che suscita risposte banali. Non è il cattivo che mangia il buono ma un’ostentazione di potere economico, di fronte a un paese sempre più anestetizzato e ingenuo e una sinistra che trova in un papa il suo nuovo ideologo. Non ci resta che nasconderci nel fitto della foresta, anche ben armati delle nostre idee per difenderci da tutto questo e affidarci alle piccole case editrici, una piccola industria di qualità diversa dai colossi editoriali che si comportano come qualsiasi altra industria che produce bulloni o saponette. Mi dispiace che gli intellettuali siano in preda a una codardia diffusa».
Luciano Marrocu. «Mi è piaciuta la risposta di Roberto Calasso, fondatore dell'Adelphi – che si sgancia dall’accordo – dice semplicemente: «Continuerò a fare il mio lavoro». Calasso nella sua semplice risposta chiarisce un punto fondamentale, una casa editrice non è solo uno stampatore e un distributore ma un marchio che garantisce il prodotto e testimonia la qualità dell’autore. Da questo punto di vista le scelte di qualità indipendenti hanno ancora molto spazio».
Giorgio Todde. «Non ho francamente idea di quello che sta succedendo, sono convinto che cambierà poco per quello che riguarda il rapporto con gli autori. Azzardo però un profezia che riguarda la distribuzione dei libri, Mondadori, Rizzoli e Messaggerie sono i veri giganti del settore. Un monopolio in questo mondo, che rappresenta una larga fetta del costo editoriale, significherebbe in qualche caso “promuovere” alcuni titoli a discapito di altri».
Alessandro De Roma. «È il sintomo della crisi del settore, e il mercato tende al monopolio per fronteggiarla. In una situazione del genere quello che unisce tutti è l’incertezza e la paura del futuro».
Flavio Soriga. «L’editoria non è il campionato di calcio. Non basta avere i soldi per attrarre e conservare il pubblico. La vera sfida non è venire pubblicati ma trovare un pubblico che ti segue. La storia è piena di esordienti con grossi marchi alle spalle che poi non vendono niente. Come cittadino aborro le concentrazioni, ma oltre che preoccuparsi bisogna sperare che la gente legga di più è questo il vero problema».
Marcello Fois. «Questa vicenda sarà ininfluente, non cambierà i rapporti tra scrittori ed editori. Se il contenitore cambia non è detto che debba cambiare anche il contenuto che, in fondo, è la cosa più importante. Il gigante tenderà a diversificare di più le varie offerte, differenziando di più il mercato e aumentando la specificità di ogni marchio. Le forze in campo saranno razionalizzate in un ottica di contenimento dei costi, parlo delle strutture di promozione per esempio. Questo permetterà di accedere con più facilità alle fiere internazionali che sono particolarmente onerose. Da questo punto di vista è un processo già in moto da qualche tempo. Porterà anche un livellamento dei cachet, alcuni davvero assurdi, perché non ci sarà più il ricatto della concorrenza e un notevole vantaggio nella qualità dei premi, cambierà molto perché non si premieranno più le case editrici ma i libri. Un gigante di queste dimensioni attirerà sicuramente l’interesse di compratori esteri».
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