Ora i rifiuti diventano risorse
Al Sardinia symposium si discute di una nuova concezione delle discariche
INVIATA A PULA. Il più importante consesso di studi del mondo attorno alla gestione dei rifiuti è riunito al Forte Village di Pula da un giorno e ha già prodotto un messaggio per le amministrazioni pubbliche e le popolazioni del pianeta, riguarda le discariche e in sostanza dice: il ciclo di raccolta e smaltimento dei rifiuti, per quanto questi possano essere trattati e riusati, si conclude sempre con una sostanza non riciclabile che va sistemata da qualche parte sulla crosta terrestre e quindi bisogna congedarsi dal vecchio modello di discarica sgradito alle popolazioni per imparare a progettarne di nuove col criterio guida della sostenibilità. Lo spiega in margine alla prima giornata di incontri Raffaello Cossu, l'ordinario di Ingegneria ambientale all'università di Padova che, in omaggio alla sua terra natale, la Sardegna (è di Sassari), continua a organizzare nell'isola il simposio che richiama esperti dai quattro angoli del mondo. Quest'anno l'ospite speciale è la Cina che sul tema rifiuti corre spedita verso le tecnologie più avanzate. Il Sardinia 2015 - 15th internazional waste management and landfill symposium durerà fino a venerdì e ha in serbo anche un altro importante momento. Il simposio, infatti, è stato scelto come luogo del battesimo ufficiale di una nuova disciplina, la waste architecture, sostenuta da un gruppo di giovani architetti (studio Arcoplan di Padova) i quali hanno elaborato una piattaforma web che raccoglie i temi della sostenibilità architettonica e urbanistica nonchè i saperi cresciuti negli anni attorno al ciclo dello smaltimento dei rifiuti e cominciano a sottolineare i limiti del sistema di gestione finora attuato. Ecco un esempio di Anna Artuso: «Mettere in sicurezza un sito non esaurisce il lavoro, è necessario andare oltre, intervenire sul degrado e restituire il luogo alla sua bellezza». Dall’estero arrivano interessanti esperienze, le fotografie nei pannelli digitali rimandano le immagini di prati e parchi così eleganti da essere scelti come location per matrimoni e tutto questo dove fino a pochi anni fa erano distese di rifiuti. La waste architecture confuta l'idea che ci siano aree da lasciare a discarica e aree da difendere: «Non ci devono più essere territori di seconda scelta», la sostenibilità deve ispirare tutti i progetti, spiega Elena Cossu.
In questa piattaforma ha trovato spazio il progetto di Portisco dell'architetto brasiliano Emilio Ambasz. Spiega Piergiorgio Piga presidente del consorzio che ha commissionato il lavoro: «Portisco alle porte di Olbia è il tipico esempio di urbanistica degli anni Settanta, la sostenibilità e il recupero dell'identità del luogo sono alcune delle caratteristiche di questo lavoro». Il progetto verrà presentato stamani, i tecnici spiegano che accanto alla bellezza il piano inserisce soluzioni tecniche per mantenerla e, quindi, non si tralascia di dettagliare il percorso e la gestione dei rifiuti, a terra e a mare. Tornando alle discariche: «È arrivato il momento di legiferare a livello europeo, le normative in vigore risalgono al 1993 e prevedono discariche nate da un’idea solo protettiva. Nelle discariche tradizionali i rifiuti hanno tempi di impatto che sono superiori al tempo nel quale un'impermeabilizzazione perde la sua capacità protettiva del terreno sottostante. In Italia, a Padova, abbiamo già studiato la prima normativa basata sulla discarica sostenibile, nella quale si afferma che entro i prossimi 30 anni le discariche tradizionali devono raggiungere la sostenibilità». Cos'è una discarica sostenibile? In parole povere: prima di andare in discarica i rifiuti devono subire trattamenti che rimuovano tutte le sostanze che provocano inquinamento, al terreno deve essere restituito un materiale inerte.
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