Segni: «La guerra di campanile può farci affondare»
CAGLIARI. Cagliari con i guantoni sul ring contro Sassari? Vecchie rivalità. Una sfida superata, da ultimo dopoguerra. Perché tra i due litiganti a finire al tappeto è una Sardegna che, più che di...
CAGLIARI. Cagliari con i guantoni sul ring contro Sassari? Vecchie rivalità. Una sfida superata, da ultimo dopoguerra. Perché tra i due litiganti a finire al tappeto è una Sardegna che, più che di pugni, avrebbe bisogno di una mano. È uno dei temi chiave emersi dal convegno «Sardegna: ma c'è solo Cagliari?», organizzato dalla Fondazione Segni.
I quesiti. Il dibattito è stato aperto dal presidente della stessa Fondazione, Mario Segni. «Aumenta l'accentramento e lo squilibrio territoriale – ha detto – così non solo si sacrifica Sassari, ma non si fa nè l'interesse della Sardegna, nè di Cagliari». Il confronto è stato alimentato dai contributi, tra gli altri, di Guido Melis, ex deputato, Piersandro Scano (Anci), Pier Paolo Vargiu (parlamentare). E ancora degli assessori regionali Gianmario Demuro e Cristiano Erriu. La chiusura è stata dell'ex ministro Arturo Parisi. «Partiamo da una realtà, Cagliari c'è, ed è un motore attrattore – ha detto – Ma oggi l'immagine della Sardegna ciambella è troppo statica. Sarebbe più realistica una immagine dinamica, direi sismica, e bisogna trovare una soluzione in modo laico che abbia come punto di riferimento la Sardegna nel suo insieme. Attenzione però: la città metropolitana cagliaritana rischia di accentuare ancor di più questo processo di attrazione. Per non parlare poi delle possibili rivendicazioni di altre aree».
Non solo due poli. «Non ci sono solo Cagliari e Sassari – ha detto l’assessore Erriu – io conosco anche tre Barbagie, non una. Io vengo dal Sulcis, ma c'è anche la Marmilla e altre aree. Il futuro? Un ruolo più adeguato delle Unione dei comuni può essere molto importante». Dalla Giunta la parola suggerita è riequilibrio. «È quello che deve fare la Regione- ha detto Demuro- La riforma deve rafforzare la nostra capacità di fornire un suo sguardo d'insieme. Su pochi elementi, ma che hanno a che fare con i diritti dei cittadini. Insomma, forte presenza delle Regione laddove c'è bisogno di unità».
No allo sbilanciamento. «La concentrazione – ha detto Melis – su un solo polo ha senso? Lo dico anche per Cagliari. Nell'epoca delle capitali forse aveva un senso. Ma ora le capitali non esistono più, viviamo l'epoca della comunicazione istantanea delle reti. Reti che modificano anche il rapporto tra città e campagna. Immagino e spero in una Sardegna non concentrata su un unico punto. Dobbiamo pensare a rivalutare le zone interne. Occorre un progetto politico e economico che però non vedo. Non lo vedo nemmeno nella cultura sarda». Scano ha ribadito l’intima connessione Cagliari-Sardegna. «C'è solo Cagliari? Se c'è solo Cagliari, non c'è nemmeno Cagliari. Smart city? Superata, si deve parlare di smart land. Se collassa l'interno, collassa anche Cagliari». Però si può fare anche un'altra mossa: rafforzare Cagliari per rafforzare tutta la Sardegna. «La conflittualità Cagliari Sassari è roba da anni quaranta- ha detto- non ci appartiene più. Non mi appassiona nemmeno la discussione sull'area metropolitana. Quando una regione muore, muore tutta. Ma Cagliari si vuole mettere al servizio. Usate Cagliari, può essere volano di sviluppo. Se rafforzate Cagliari, rafforzerete la Sardegna».
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